Amazon Echo, l'assistente virtuale del noto portale di ecommerce, potrebbe presto finire in tribunale come testimone per risolvere un caso di un omicidio. La notizia arriva dagli Stati Uniti dopo che la polizia ha richiesto alla compagnia di Seattle la possibilità di ottenere i dati di Echo per risolvere un caso di un omicidio avvenuto a novembre 2015. Da tempo la polizia sta infatti indagando sulla morte di un uomo (Andrew Bates) che è stato ucciso nella vasca da bagno. Tra gli indiziati figura il il proprietario della casa (Victor Collins) ma al momento mancano le prove sufficienti a far scattare l'arresto. Per questo motivo la polizia dell’Arkansas ha richiesto ad Amazon i dati del dispositivo per smart home sperando di ottenere informazioni preziose al fine delle indagini.

L'internet delle cose è senza dubbio il futuro, già da anni i principali produttori di elettrodomestici ed accessori per la casa hanno iniziato ad installare su frigoriferi, caldaie, televisori e simili sensori e connessioni in grado di facilitare la gestione della casa. L'introduzione di questi dispositivi però aumenta anche le possibilità di controllo, mettendo a rischio la privacy, così come evidenziato da questa richiesta della polizia che ha già utilizzato i dati della caldaia smart di Collins per evidenziare un anomalo consumo di acqua dall'una alle tre di notte, probabilmente a causa della necessità di lavare il sangue dell'omicidio. Dopo aver ottenuto i dati della caldaia smart, ora gli agenti puntano ad acquisire nuove informazioni tramite l'assistente virtuale Amazon Echo che potrebbe aver registrato qualche dettaglio utile a chiudere il caso.

Va tuttavia sottolineato che il dispositivo dell'azienda capitanata da Jeff Bezos non registra tutto quello che avviene nell'ambiente in cui è posizionato ma, in maniera analoga a Siri, si attiva per rispondere ai quesiti tramite comandi vocali. Ora la polizia americana ha richiesto ad Amazon l'accesso ai server di Echo per poter ottenere le registrazioni effettuate la notte dell'omicidio ma ad oggi l'azienda si è rifiutata di fornire queste registrazioni, temendo di spaventare i clienti e riducendo di fatto le vendite del device.

Una vicenda analoga è successa ad Apple quando l'Fbi ha richiesto al colosso di Cupertino l'accesso all'iPhone di Syed Rizwan Farook, l'attentatore che a dicembre 2015 fece fuoco in un centro per disabili nello stato della California uccidendo 14 persone e ferendone una ventina. Anche in quel caso l'azienda si è rifiutata di sbloccare lo smartphone costringendo la polizia federale americana a sbloccare autonomamente l'iPhone.