Promosse Facebook, WhatsApp e iMessage, bocciate Snapchat e Skype. L'accusa di Amnesty International viaggia all'interno di un rapporto sulla privacy, punto forte di alcune app per la messaggistica e tallone d'Achille di altre applicazioni. Un diritto fondamentale secondo l'organizzazione, che riguarda "sia i cittadini sia coloro che per motivi di lavoro hanno bisogno di mantenere riservate le corrispondenze, come giornalisti e associazioni umanitarie" spiega Riccardo Noury, portavoce di Amnesty. Vista la diffusione della messaggistica istantanea, la sicurezza dei software è fondamentale, ma non tutti sono allo stesso livello.

"La nostra riservatezza dipende dalle aziende che sviluppano le app" continua Noury, sottolineando che persino Amnesty è stata vittima di intercettazioni, come svelato dai documenti pubblicato da Edward Snowden. Alcune applicazioni si sono dotate di crittografia end-to-end, mettendo al sicuro i messaggi sia da occhi di terze parti che persino da quelli dell'azienda produttrice dei software. Altre soluzioni, invece, restano più vulnerabili, come appunto Snapchat e Skype. Un risultato che non tiene in considerazione solo la semplice crittografia, ma anche le politiche delle varie aziende in merito alla protezione della privacy.

La trasparenza sui metodi di protezione, per esempio, ma anche la pubblicazione delle richieste governative, il riconoscimento della privacy come diritto e la comunicazione nei confronti dei clienti dei rischi che corrono. Amnesty ha classificato le varie applicazioni con un punteggio da zero a cento, realizzando una classifica che vede all'ultimo posto le app dell'azienda cinese Tencent (WeChat), superate di poco dalle soluzioni di BlackBerry (20 punti) e Snapchat (26). Problematiche anche Skype, Hangout e Allo. Situazione decisamente migliore quella di Facebook con un punteggio di 73 e quella di Apple con 67 punti ottenuti dai suoi iMessage e FaceTime.