Gli ufficiali del governo americano sono arrivati ad una conclusione che ormai sembrava già certa: dietro l'attacco hacker avvenuto nelle scorse settimane ai danni di Sony Pictures ci sarebbe la Corea del Nord. L'azione di hacking sarebbe infatti stata organizzata per boicottare il rilascio del film The Interview, una pellicola comica su un improbabile assassinio di Kim Jong-un da parte di Seth Rogen e James Franco.
Il film non è piaciuto né alla stampa della Corea del Nord, che l'ha definito "iettatore e volgare", né al governo. "La trama stessa dimostra tutta la disperazione degli Stati Uniti e della società americana" aveva commentato Myong-chol, direttore del Centro per la Pace tra la Corea del Nord e degli Usa "Un film sull’omicidio di un leader straniero riflette quello che gli USA hanno fatto in Afghanistan, in Iraq, in Siria e in Ucraina. E ci ricorda chi ha ucciso J. F. Kennedy: gli Americani. Anzi, il Presidente Obama dovrebbe stare attento, nel caso che i militari statunitensi volessero uccidere anche lui".

A questo punto, appurato il coinvolgimento della Corea del Nord nell'attacco, alla Casa Bianca si sta discutendo su come procedere e se accusare pubblicamente il paese di cyberterrorismo. Attualmente non è chiaro in che modo gli USA possano rispondere alle continue minacce degli hacker.
Da una parte ci si chiede come le azioni degli Stati Uniti potrebbero preoccupare la Corea del Nord, anche alla luce del fatto che, probabilmente, per avere la conferma del coinvolgimento del paese gli USA hanno dovuto introdursi nella rete protetta della Corea. Un elemento che non può essere divulgato.
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Sony attacco corea del nord

Dall'altra parte il Giappone ha frenato facendo notare che un'accusa pubblica potrebbe rovinare i delicati rapporti di negoziazione per riportare in patria alcuni cittadini rapiti anni fa. "Il governo sta considerando una vasta serie di opzioni per rispondere all'attacco" ha spiegato Bernadette Meehan, portavoce del National Security Council.
Una ferma risposta, comunque, è fondamentale. Soprattutto perché da attacco cyberterroristico la questione minaccia di trasformarsi in un'operazione terroristica vera e propria. Nei giorni scorsi, infatti, un ulteriore messaggio è stato recapitato agli uffici Sony: "Se The Interview sarà rilasciato, il mondo si riempirà di paura. Ricordate l'11 settembre, vi raccomandiamo di stare lontani dai cinema".

È bastata questa minaccia per convincere quattro tra le case di distribuzione più importanti degli USA – Regal Entertainment, AMC Entertainment, Cinemark e Carmine Cinemas – e altre piccole catene a cancellare ogni proiezione di The Interview. Poche ore dopo questa decisione, Sony Pictures ha annunciato la cancellazione del lancio del film.
Per la prima volta un film non viene pubblicato a causa di minacce ricevute da un'altra nazione, una decisione che crea precedenti preoccupanti sulla futura pubblicazione di film, libri e programmi TV "scomodi". Nei prossimi giorni, comunque, sapremo come l'America risponderà a queste minacce.