Se utilizzate regolarmente Facebook, vi sarete già accorti che una delle ultime "mode" all'interno del social network è quella di puntare all'aspetto emotivo dei post chiedendo agli utenti di interagire con essi per mostrare supporto, spesso spingendo verso l'azione di lasciare un commento che, a detta degli autori del post, aiuterà a risolvere la situazione problematica contenuta in esso. Così i commenti di innumerevoli convidisioni sono letteralmente sommersi dalla semplice parola "Amen", spesso scelta dalle pagine che condividono queste immagini come termine universale per mostrare supporto. Un'azione apparentemente innocua, ma che invece può portare a conseguenze più serie.

Prima di tutto, la richiesta arriva da pagine Facebook che hanno ben chiaro l'obiettivo di questa richiesta: non aiutare chiunque sia raffigurato all'interno dell'immagine protagonista del post, ma aumentare il proprio seguito all'interno del social network. E l'azione di mettere Mi pace e commentare li sta aiutando a fare proprio questo. Un grande numero di Mi piace o commenti, infatti, fa acquisire al contenuto rilevanza agli occhi dell'algoritmo che governa il News Feed, elemento che porterà ad una maggiore diffusione del post sul social network. Per molti sarà ovvio, ma per la maggior parte dell'utenza, cioè quella che non sa districarsi con scioltezza tra le nuove tecnologie, non lo è affatto.

D'altronde il funzionamento del social network di Mark Zuckerberg è complesso e misterioso di suo, figuriamoci agli occhi degli utenti più attempati. Che poi sono proprio le "vittime" di questi raggiri che ne sfruttano le scarse conoscenze per accrescere la portata dei loro post e aumentare la loro base d'utenza. E, di conseguenza, i possibili introiti economici. Nessuna vita può essere salvata con un Mi piace o un "Amen". Si può mostrare supporto, certo, ma quando le richieste di commenti sono esplicite quasi sempre si tratta di un tentativo di cavalcare l'onda dell'emotività. Insomma, queste pagine cercano di sfruttare i vostri buoni intenti. Peraltro attraverso queste azioni i responsabili potrebbero anche prendere di mira gli utenti, accedendo alle informazioni contenute nei loro profili e sfruttando il fatto di aver già dimostrato una sorta di "debolezza" a queste tematiche per tentare truffe più pericolose. La prossima volta che vedete un'immagine di un cucciolo in difficoltà o di un bambino malato, quindi, assicuratevi sempre della provenienza del post: spesso sono solo immagini rubate che provano a creare compassione per strappare un commento e accrescere la popolarità della pagina. Un "Amen" non salverà delle vite, ma aiuterà qualcuno a riempirsi il portafoglio.