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Fluid Energy, la soluzione per il monitoraggio della rete idrica vincitrice di un Grant al Working Capital Tour – Intervista a Leonardo Gabrielli

Durante l'ultimo Working Capital Tour è stato premiato Fluid Energy, un dispositivo a consumo zero in grado di segnalare eventuali perdite d'acqua, che in Italia rappresentano il 30% del flusso idrico.

Fluid Energy, la soluzione per il monitoraggio della rete idrica vincitrice di un Grant al Working Capital Tour – Intervista a Leonardo Gabrielli.

L’acqua rappresenta uno dei beni fondamentali per la nostra sopravvivenza. Un giorno non lontano, a causa della costante riduzione delle risorse, potrebbero scoppiare addirittura conflitti tra nazioni per l’accaparramento delle ultime riserve idriche. Prima di giungere a tali scenari apocalittici (anche se tutt’altro che teorici e remoti), occorre affrontare il problema cercando lì dove avvengono gli sprechi e la cattiva gestione.

Prendiamo ad esempio l’Italia; nel nostro paese quasi un terzo delle risorse idriche viene perso a causa della cattiva condizione degli impianti di distribuzione. Monitorare l’intera rete nazionale è un problema molto gravoso a causa della manutenzione necessaria per i sensori di rilevamento perdite, ma una soluzione tutta italiana potrebbe contribuire non poco a migliorare la situazione. Parliamo di Fluid Energy, un nuovo sistema, dai costi contenuti ma soprattutto che non necessita di alimentazione esterna, per tenere sotto controllo gli impianti e segnalare tempestivamente eventuali sprechi, calcolati in milioni e milioni di euro. Non solo un risparmio consistente per lo Stato, ma un valido aiuto nella lotta allo spreco della risorsa più preziosa di cui disponiamo.

Il progetto ha ottenuto il riconoscimento della giuria dell’ultima edizione del Working Capital Tour per la sua categoria, conquistando un Grant da 30.000 euro.

Abbiamo intervistato Leonardo Gabrielli, ideatore di Fluid Energy.

Raccontaci qualcosa del progetto: com’è nata l’idea? Da quante persone è composto il team? Quali sono i progetti e le speranze per il futuro?

L’idea è nata da me, Susanna e Stefano, che siamo i principali componenti del team, ma ci sono degli altri amici che ci hanno dato lo stimolo a partire in questa impresa e ci sono spesso di supporto. L’idea nasce un po’ per gioco, come dovrebbero nascere le idee migliori: mancavano pochi mesi al famoso referendum sull’acqua pubblica di giugno 2011 e chiacchierando di questo e delle recenti tecnologie nel campo dell’Energy Harvesting non abbiamo potuto fare altro che giungere all’idea che sta alla base del progetto FluidEnergy, ovvero quello di raccogliere energia “gratuita” e utilizzarla per uno scopo utile, come quello della rilevazione di perdite idriche. Ecco il perché del nostro slogan “the green&blue concept”. Noi speriamo davvero che la nostra idea diventi presto una solida realtà, con un beneficio per tutti i cittadini, in Italia e all’estero. Per noi che veniamo dall’ambito accademico è importante avere anche uno scopo etico.

Cosa significa per una startup esordire nel mercato italiano? Quali sono le maggiori difficoltà che avete incontrato?

Ahimé la domanda più spinosa è “quali sono le maggiori difficoltà che incontreremo?”! Perché ad ogni obiettivo raggiunto la strada si fa sempre più ripida. Questo almeno finché la società può considerarsi una startup e non è ancora entrata a regime.
Personalmente posso dire che di difficoltà ancora non ne abbiamo incontrate molte, l’idea interessa parecchio e stiamo procedendo bene. Certo, se fossimo stati nella Silicon Valley saremmo già molto più forti e fileremmo con il vento in poppa. Ma se non avessimo a cuore anche le sorti del nostro paese ce ne saremmo andati tutti all’estero quando ne abbiamo avuto occasione, com’è avvenuto per tutti e tre.

Le parole chiave sembrano essere produttività e rilancio dell’economia. Quali sono i principali provvedimenti in cui confidate da parte del governo?

Domanda difficile. Non voglio lanciarmi in tecnicismi che non mi competono. Quello che il governo sta facendo finora è ciò che ci si aspetta da una elite tecnica ed esperta in materia economica, fiscale, etc. Io posso dirti che rilanciare l’economia, ovvero mantenere uno stato in cui tutti si lavora dignitosamente e si guadagna a sufficienza per vivere dignitosamente non significa produrre di più e ormai richiede cambiamenti drastici, ma non per questi duri o di difficile attuazione. L’era del consumismo è ormai al termine, ma chi è cresciuto, ha studiato e vissuto nella seconda metà del ‘900 pensa che vendere, comprare e gettare sia l’unica base dell’economia, e la crescita costante dei volumi di vendita, acquisto e spreco siano l’unico meccanismo plausibile: crescita infinita. Evidentemente non può essere così. Rilanciare l’economia significa cambiare le regole del gioco. L’industria dell’automobile è in crisi. Riconvertiamola al trasporto pubblico. L’edilizia è in crisi. Riqualifichiamo i centri storici e i quartieri dormitorio, invece di cementificare. L’energia non è sufficiente. Coibentiamo le case, riduciamo gli sprechi, imponiamo consumi ridotti all’industria. L’agricoltura è in crisi e i terreni si stanno desertificando per via dello sfruttamento intensivo. Incentiviamo le agricolture non intensive per combattere desertificazione e il dissesto idrogeologico, queste richiederanno più manodopera con cui combattere la disoccupazione. Riabilitiamo la funzione sociale e ambientale dell’agricoltore, oggi lavoro poco desiderato e fermiamo la speculazione alimentare per rendere le scadenti merci provenienti dall’estero meno competitive nel nostro paese.
Insomma servono interventi sulla forma mentis del popolo, sull’intero sistema economico, politico e sociale, per il medio e lungo termine.

Cosa trasforma una buona idea in un business redditizio? Quali sono le strategie da seguire?

Te lo saprò dire se e quando il business sarà diventato redditizio! Scherzi a parte, credo che servano voglia di fare, capacità di sacrificio in primo luogo. Poi ovviamente comunicatività, e ostinazione. Non è cosa facile, ma sicuramente è una sfida che molte più persone dovrebbero tentare per dare una possibilità in più a sé stessi, agli altri e al paese.

Come impiegherai il premio che ti è stato assegnato?

In ambito tecnico. Vogliamo arrivare ad una sperimentazione sul campo in tempi brevi. Da quel momento si può pensare a entrare sul mercato.

I numerosissimi progetti pervenuti alla giuria del WCT denotano un certo fermento nel campo delle giovani aziende italiane. Cosa dobbiamo invidiare all’estero e quali sono invece i punti di forza dell’investire (in termini di idee e di soldi) nella produzione nazionale?

All’estero è tutto più facile: studiare, sviluppare un’idea, trovare i soldi per promuoverla, fondare una startup, assumere, avere aiuti economici… E’ proprio per questo che i giovani italiani hanno una marcia in più, perché sono più attivi, più grintosi, più autonomi, più creativi e più disposti al sacrificio. In paesi modello come le repubbliche Scandinave e la Germania, i ragazzi hanno la pappa pronta e diventano viziati. Quindi in definitiva direi che non abbiamo niente da invidiare agli altri paesi!

Approfondimenti: startup, Working Capital

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