Due nuove "lettere di obiezione" inviate dall'Ue a Google concretizzano ulteriormente la posizione problematica del colosso di Mountain View in Europa, dove da mesi è accusato di aver abusato della sua posizione dominante soprattutto per quanto riguarda il posizionamento privilegiato dei suoi servizi all'interno dei risultati di ricerca. Oggi, però, a Big G è stata notificata un'ulteriore procedura, per il momento preliminare, con la quale Bruxelles valuterà l'eventuale limitazione imposta ai siti di terze parti per quanto riguarda le pubblicità "scomode", sfavorite nei confronti di quelle proposte da Google.

Per le contestazioni preesistenti Google rischia di dover pagare fino al 10 percento dei suoi ricavi annuali – cioè fino a 7 miliardi di dollari – e potrebbe essere costretta a cambiare il suo modello di business. Un'eventualità che per l'azienda di Mountain View si rivelerebbe particolarmente drammatica, visto che dalle sole pubblicità ha generato 19 miliardi di dollari nel corso dell'ultimo trimestre e che in questo settore è l'attuale leader. Lo scorso anno negli Stati Uniti ha rappresentato il 64 percento (30 miliardi di dollari) di tutti i ricavi dell'advertising digitale. Il secondo posto è toccato a Facebook, con 8 miliardi di dollari in totale.

Secondo la Commissione, Google Adsense violerebbe le regole antitrust perché imporrebbe ai siti di terze parti di non utilizzare risorse appartenenti ai competitor di Google. In breve, i siti che utilizzano Adsense non possono visualizzare le pubblicità della concorrenza o, se lo vogliono fare, devono sottostare alle regole imposte da Google per poter utilizzare i servizi di Big G. Un approccio che secondo la commissaria Margrethe Vestager "ostacola la concorrenza, soffoca la scelta e limita l'innovazione ai danni dei consumatori". Google ha 10 settimane per rispondere alle obiezioni.

"Crediamo che le nostre innovazioni e i miglioramenti che abbiamo apportato ai prodotti abbiano incrementato le opportunità di scelta per i consumatori europei e favorito la concorrenza" ha commentato Google su Twitter. "Esamineremo le nuove evidenze sollevate dalla Commissione e forniremo una risposta dettagliata nelle prossime settimane". Big G si trova sotto accusa anche per l'aver promosso illegalmente i propri servizi a discapito di quelli offerti da terze parti all'interno dei risultati di ricerca.