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Google, rivoluzione in arrivo con la ricerca semantica

Da Mountain View in arrivo molte novità che rivoluzionano l'utilizzo del motore di ricerca più famoso al mondo. Continua inarrestabile la rincorsa al mondo dei social network, soprattutto nei confronti di Facebook.

Google, rivoluzione in arrivo con la ricerca semantica.

Solo pochi giorni fa James Whittaker, ex manager di Google passato a Microsoft, ha scritto un lungo post sul suo blog in cui accusa la sua vecchia azienda di aver abbandonato la ricerca e l’innovazione, le caratteristiche che hanno reso BigG e tutti i suoi prodotti così popolari nel mondo, per dedicarsi esclusivamente alla rincorsa forsennata di Facebook, “reo” di dominare un mercato – quello social – in cui Mountain View ha scoperto da un giorno all’altro di essere limitrofo, se non del tutto estraneo.

Non si tratta certo di orgoglio o semplice ambizione ma di volgare denaro; per quando il search engine sia in grado di mostrare annunci pubblicitari (vera anima del mercato) ad un numero maggiore di utenti rispetto alla piattaforma di Zuckerberg, quest’ultima conosce sicuramente meglio i “target” in quanto nei propri database ha vita, morte e miracoli di ognuno di noi. Questo pone inevitabilmente Google in una posizione subalterna rispetto a Facebook, condizione per nulla gradita a Mountain View che da qualche mese a questa parte ha incanalato ogni energia allo scopo di reggere il confronto con Palo Alto.

Uno dei risultati è stato Google+ (alla cui guida del progetto c’era lo stesso Whittaker) ma la piattaforma non ha sortito il successo sperato, riuscendo ad ottenere un boom di contatti solo grazie alla popolarità di BigG senza però riuscire a convincere gli utenti a rimanere ed utilizzare il sito. L’approccio fallimentare di Google al mondo social non si è però esaurito lì e dopo qualche mese l’azienda ha annunciato l’introduzione della Ricerca Sociale; ufficialmente si tratta del tentativo di inserire i contenuti che condividiamo con gli altri nei risultati di ricerca, in modo da renderli – in teoria- più vicini ai nostri gusti.

In realtà l’operazione “social” voluta da BigG si è riassunta in una banale valorizzazione dei contenuti presenti in G+ tra i risultati, anche se questi magari hanno un valore in termini di interesse di gran lunga inferiore a quelli tradizionali; in poche parole un tentativo di promuovere la piattaforma social cavalcando l’onda del successo del motore di ricerca. Peccato che a pagarne sia innanzitutto l’affidabilità dei risultati, un tempo la massima ambizione della società, ma anche l’immagine di Google stessa, visto che l’introduzione della ricerca sociale (e la conseguente riduzione della presenza delle altre piattaforme nei risultati, a cominciare da Twitter) ha fatto piovere su Mountain View una marea di critiche e accuse.

In un intervista al Wall Street Journal, Amit Singhal, top manager a capo della divisione ricerca, ha annunciato una rivoluzione profonda nel funzionamento di Google. Nei prossimi mesi infatti verrà introdotta in maniera sperimentale la Ricerca Semantica; per comprendere di cosa si tratta occorre fare un passo indietro ed osservare il funzionamento tradizionale di Google. Normalmente il motore di ricerca indicizza (e quindi trova) le pagine sulla base di keyword, parole chiave contenute all’interno dei siti. Naturalmente l’approccio nei confronti di queste parole chiave è automatizzato e non tiene conto del reale significato dei termini e del loro insieme. Se ad esempio scriviamo un quesito qualsiasi su Google, il motore ora è in grado di fornirci risultati solo se tra le pagine qualcuno ha formulato la stessa domanda con termini più o meno simili.

Con l’introduzione della Ricerca Semantica nelle intenzioni di Mountain View il motore di ricerca dovrebbe essere in grado di comprendere il significato di ciò che cerchiamo (oltre a quello presente nella pagine e assunto in fase di indicizzazione) fornendoci dei risultati più precisi e offrendo contenuti tal da convincere gli utenti a rimanere sulla pagina (Google nonostante sia il più visitato al mondo ha dei tempi di permanenza sul sito estremamente inferiori agli altri big come FB). Il problema naturalmente si pone per quanti da sempre hanno operato in “ottica SEO”, ovvero elaborando contenuti in rete che nella forma risultino ottimizzati per i motori di ricerca.

Con la ricerca tradizionale , almeno fino all’introduzione di Panda, era relativamente semplice “imbrogliare” Google per avanzare nei risultati. Ora Mountain View ha deciso di dichiarare guerra a questi “furbetti” costringendoli ad investire più sulla validità dei contenuti pubblicati piuttosto che alla bravura nell’infinocchiare gli algoritmi di BigG. Qual è lo scopo di questa strategia? Ufficialmente si tratta di un tentativo di migliorare le funzioni del motore di ricerca per “offrire risultati migliori ai propri utenti” ma è anche l’ennesimo tentativo di rincorrere Facebook puntando sull’unico campo, quello della ricerca in rete, in cui Palo Alto non si è – ancora – cimentato.

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