Sembra una storia uscita da un romanzo di Asimov, ma è tutto vero: la Commissione Affari Giuridici del Parlamento Europeo ha chiesto, con una relazione all'Unione Europea, di regolamentare l'uso di robot, sempre più presenti nel mondo della produzione così come nella vita quotidiana. La relazione ha avviato un dibattito acceso e interdiscilpinare, che mette a confrontarsi esperti di economia, etica, filosofia, psicologia e diritti. Prima tra tutte una domanda assilla i giuristi: "un robot è una persona?"

Approvata da 17 voti, con 2 contrari e 2 astenuti, la relazione tocca molti temi collegati alla robotica, indicando possibili direttive rivolte a progettisti, produttori e operatori. In particolare, alcune bozze si concentrano sulla sicurezza, prevedendo che su ogni dispositivo robotico venga inserito un interruttore per spegnerlo in caso di necessità o pericolo, al fine di evitare che un automa possa danneggiare gli umani. “È urgente scrivere norme anche per le macchine con guida automatica” dicono i membri della Commissione, che hanno proposto un fondo apposito per il risarcimento delle vittime di incidenti stradali causati da automobili senza pilota. Regolamentazioni simili si vogliono applicare ai droni, che sempre più si stanno diffondendo a livello amatoriale. Non è poi ancora chiaro chi sarebbe da ritenere responsabile nel caso di un danneggiamento a cose o a persone causato da un'intelligenza artificiale.

Un'altra discussione interessante riguarda la possibilità o meno di dare ai robot uno status giuridico di "persone elettroniche". Lorna Brazell, ad esempio, partner dello studio legale Osborne Clarke, si è mostrata contrariata rispetto a questa scelta. "Le balene e i gorilla non hanno lo status di persone giuridiche nonostante abbiano molti aspetti umani quanto i robot, quindi non vedo perchè dovremmo dare questo status (di persona) ai robot".

Ovviamente non mancano gli aspetti riguardo il lavoro: l'introduzione dei robot nelle fabbriche e quindi la sostituzione di questi al posto degli operai continua a spaventare, ma potrebbe rivelarsi un'occasione di miglioramento delle condizioni di vita. Qualcuno sta infatti pensando di introdurre un reddito di base minimo per coloro che lavorano in settori in cui il rimpiazzamento sarà più massiccio.

Uno dei principali autori dell'iniziativa è Mady Delvaux, membro del gruppo di alleanza progressista di Socialisti e Democratici al Parlamento Europeo e vice-presidente della Commisione giuridica. “L’Unione ha la necessità di creare un robusto framework per assicurare che i robot restino al servizio delle persone", ha adetto Devaux. La proposta di legge verrà valutata in questi giorni dal Parlamento, che si esprimerà in merito il 13 febbraio.