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L’Internet Economy è la quinta economia mondiale. Superato il PIL del Brasile

Secondo la ricerca realizzata da BCG la rete si candida ad essere una vera e propria potenza economica che condizionerà i mercati internazionali. Già adesso rappresenta una realtà talmente potente da aver superato nel 2010 il prodotto interno lordo di un gigante come il Brasile.

L'Internet Economy è la quinta economia mondiale. Superato il PIL del Brasile.

Ci siamo occupati più volte del ruolo che la rete sta conquistando nelle economie internazionali di tutto il mondo. A partire da nazioni più virtuose come l’Inghilterra o i paesi nord europei, dove la penetrazione della rete fa si che questa arrivi ad ottenere un peso fino all’8% del PIL, fino ad arrivare a quelli meno sviluppati come l’Italia (che fa registrare comunque un 2% di contributo) appare chiaro anche a chi non è del settore quale ruolo strategico possa avere internet negli scenari economici attuali ma soprattutto futuri. Ora una ricerca elaborata dal Boston Consulting Group sui paesi del G-20 ci informa che nei prossimi 4 anni la Digital Economy potrebbe arrivare ad un valore complessivo di 4,2 trilioni di dollari, portando la rete tra le prime cinque potenze mondiali dopo Usa, Cina, Giappone e India e battendo persino un colosso come la Germania. Dal punto di vista occupazionale ciò si traduce nella previsione di oltre 32 milioni di nuovi posti di lavoro, con una media in zona UE del 5,7% di contributo al PIL.

Iniziamo osservando il contesto internazionale.

Come si vede dallo schema elaborato da BCG, all’Italia viene affidato come di consueto il ruolo di fanalino di coda dell’Europa. Un paese “ritardatario” (anche se non occorreva una ricerca per scoprirlo), messo allo stesso livello di Grecia, Arabia Saudita e Emirati Arabi.

Solo in Inghilterra, sempre secondo le previsioni di BCG, nel 2016 il peso totale di internet nell’economia sarà del 12,4% del PIL, mentre per il nostro paese nello stesso lasso di tempo il valore sarà 3,5%.

Ancora l’Inghilterra in cima alla “classifica” per ciò che riguarda il commercio elettronico, che in UK arriverà a rappresentare entro il 2016 il 23% del totale, a fronte dell’8% previsto per il nostro paese.

Con l’indice e-intensity BCG misura la capacità di uno Paese di sruttare le potenzialità di internet per lo sviluppo del suo mercato interno. In questo caso l’Italia scivola nelle ultimissime posizioni, battendo solo Ungheria, Grecia e Slovacchia.

BCG analizza in dettaglio l’internet economy italiana e le previsioni non sono certo stupefacenti, basti pensare che la spesa governativa prevista entro il 2016 sarà la stessa impiegata finora (con i risultati in termini di sviluppo e infrastrutture che sono sotto gli occhi di chiunque).

A crescere sarà soltanto il consumo da parte degli utenti, con un’incidenza sul PIL pari al 3,5% rispetto al 5,3% della media europea, passando dagli attuali 20 miliardi ai 50 previsti nei prossimi 4 anni. In crescita, seppur anche in questo caso in maniera inferiore rispetto alla media, gli investimenti pubblicitari, che passeranno da 1,3 miliardi a 3,8.

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