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La Mappa delle Startup Italiane, intervista a Fabio Lalli

Abbiamo intervistato Fabio Lalli, fondatore di Indigeni Digitali, per farci raccontare la sua visione del rapporto tra l'Italia e il mondo delle startup.

La Mappa delle Startup Italiane, intervista a Fabio Lalli.

Fabio Lalli è un esperto del mondo di internet e delle nuove realtà imprenditoriali che stanno emergendo con lo sviluppo dei nuovi mercati. Ha dato vita anche ad un nutrito gruppo su Facebook, gli Indigeni Digitali, dove migliaia di giovani e meno giovani imprenditori ed appassionati della materia ogni giorno si scambiano consigli, opinioni e valutazioni su nuovi progetti, iniziative della politica in materia e così via. Proprio per il suo gruppo Lalli ha realizzato una mappa interattiva delle startup, sempre aggiornabile, un modo un modo molto utile di monitorare la distribuzione delle nuove imprese sul nostro territorio e le sorprese non sono mancate.

Ne abbiamo parlato con lui per sentire la sua opinione sul rapporto tra le startup e il nostro paese.

Akamai nel suo report più recente ha messo le regioni del sud Italia all’ultimo posto in termini di sviluppo infrastrutturale. Dalla mappa che hai realizzato però è possibile notare come la distribuzione delle startup sia abbastanza omogenea lungo tutto il territorio. Le nuove idee non conoscono il digital divide?

Con questa domanda mi fai un assist incredibile. E’ circa un anno che vado dicendo che in italia i talenti e gli startupper più “incazzati” sono proprio al sud ed il motivo è semplice: hanno voglia di emergere e cambiare un sistema e un ambiente che in qualche modo li sta penalizzando (vedi appunto digital divide ed infrastrutture). E non lo dico perchè ho la moglie napoletana o per altri motivi. Lo dico a seguito dell’esperienza fatta in questi ultimi due anni facendo networking a napoli e non solo:  ho visto e conosciuto persone preparate, professionali, molto motivate e con quella “fame” tipica di chi vuole riuscire a cambiare il mondo e fare la differenza malgrado tutto, malgrado tutti. Rispondendo alla tua domanda al sud ci sono buone idee e capacità quanto nel resto d’Italia: il digital divide può esser un ostacolo sicuramente, ma chi vuole, alla fine fà e quindi può.

In Italia si moltiplicano le iniziative a favore e sostegno delle nuove startup. È il segno di una presa di coscienza del nostro paese verso l’innovazione del settore tecnologico?

È un segno influenzato da un mix di fattori. Il primo fattore (da ottimista quale sono) è segno veramente di un cambiamento e di una presa di coscienza: in Italia abbiamo talenti e persone valide e riconosciute anche a livello mondiale ed è ora di cominciare ad investire. Il secondo fattore è legato alla moda: come tutte le cose, quando c’è un tema che fa parlare, tutti ci si catapultano, ed infatti molte iniziative, per quanto apparentemente utili all’ecosistema delle startup, non fanno altro che inquinare e danneggiare startupper ingenui e poco esperti. Il terzo fattore è l’opportunismo: sostenere le startup oggi dovrebbe esser prima di tutto un impegno dello stato sia dal punto di vista legislativo (qualcosa si muove) che dal punto di vista fiscale/economico. Dal momento che questo supporto dallo stato stenta, arrivano gli opportunisti che vogliono lucrare sulle startup, calvalcando l’hype e sperando che mettendo un gettone su un progetto, becchino il numero giusto della roulette, spesso senza portare un vero contributo al progetto. Di una cosa sono certo: la rete sta aiutando molto nella selezione e nel filtro: si parla, ci si confronta e si riesce a focalizzare meglio opportunità reali ed iniziative valide.

I servizi online per gli utenti e un occhio sempre attento alla questione dell’ambiente, sono questi i temi su cui si sviluppano la maggior parte delle startup. Quali altri pensi che siano gli campi di intervento possibili per i giovani imprenditori? 

Se avessi la risposta giusta sarei ricco :) A parte gli scherzi, dal mio punto di vista ci sono altre strade ancora percorribili e da esplorare: il social discovery, il mobile payment ed il pagamento in prossimità, la realtà aumentata e tutto questo può esser applicato a molti settori e ambiti.

Il gruppo “Indigeni Digitali” su Facebook è un vero e proprio successo, con oltre 3500 membri ed un flusso costante di post e commenti. È il segno che i giovani startupper hanno bisogno di uno spazio dove confrontarsi e discutere delle idee e dei progetti?

È prima di tutto il segno che esiste una comunità di persone che hanno voglia di confrontarsi. Non ci sono solo startupper: ci sono imprenditori navigati, studenti e persone che nella vita fanno anche altro. Quello che sicuramente posso dirti è che li dentro stanno emergendo molte iniziative, progetti e qualche startup. E’ necessario avere un ecosistema basato sul confronto e sulla partecipazione: solo questo ci permette di fare la differenza e crescere.

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