Dopo le dichiarazioni del papa in materia di social network, anche un altro capo di stato decide di esprimersi nel merito, e lo fa con parole che, per molti versi, sono destinate a rimanere nella storia. Nella giornata di ieri, il presidente statunitense Barack Obama, davanti ad una sessione plenaria del Congresso di Washington, ha tenuto il consueto discorso sullo Stato dell'Unione e alcuni estratti di quel discorso stanno già facendo il giro del mondo attraverso Twitter, Facebook e tutti i maggiori social media. In particolare, è la frase "This is our generation’s Sputnik moment"a riscuotere i maggiori consensi, forse perché riesce a riassumere fin troppo bene i sentimenti dei cittadini statunitensi rispetto alla crisi in atto: sensazione di sconfitta, disorientamento, paura.

Ma riesce a fare anche un'altra cosa: dare speranza. È come se Obama avesse detto Vi ricordate cosa passammo allora? Quando credevamo che la Russia ci avesse battuto? Guardate cosa abbiamo fatto dopo. Come abbiamo saputo reagire. È tempo di farlo ancora. Nel 1957, in piena guerra fredda, ogni più piccolo progresso tecnologico veniva reificato, divinizzato, e aveva il solo obiettivo di mostrare i muscoli al nemico, di fargli capire chi era il più forte. Con il progetto Sputnik, la Russia prese in contropiede gli Stati Uniti e dimostrò di essere più avanzata tecnologicamente. A quel progetto gli USA risposero 12 anni dopo, andando sulla Luna.

Mezzo secolo fa, quando i sovietici ci hanno battuto nello spazio lanciando un satellite chiamato Sputnik, noi non avevamo idea di come avremmo potuto batterli nella corsa alla Luna. La scienza non c'era ancora arrivata. La NASA non esisteva nemmeno. Ma dopo aver investito in ricerca ed educazione, non solo abbiamo superato i sovietici; abbiamo scatenato un'ondata di innovazione che ha creato nuove industrie e milioni di posti di lavoro.

Anche oggi, l'economia USA si vede costretta ad "affrontare la competizione del mondo", molto più di quanto abbia mai fatto in passato. La Cina avanza e la disoccupazione è ben lungi dall'essere un problema risolto. Basti pensare che Obama, nel suo discorso, ha pronunciato per ben 25 volte la parola "lavoro". E proprio allo spinoso tema dell'occupazione è legata la poderosa apologia che il presidente USA ha dedicato della rete, alla tecnologia e, in particolare a Google e Facebook, nominati accanto a Thomas Edison e a Wirbul ed Orville Wright. Il colosso di Mountin View, infatti, ha promesso 6.000 posti del lavoro per il 2011, ed anche il social network di Zuckerberg dovrebbe  garantire non poche assunzioni. In uno dei passaggi più appassionati del suo discorso, il presidente Obama ha detto

Nessuno di noi può prevedere con assoluta certezza quale sarà il grande settore industriale del domani, o da dove arriveranno i nuovi lavori. Trent'anni fa, non potevamo sapere che qualcosa chiamato Internet avrebbe guidato una rivoluzione economica. Quello che possiamo fare -quello che l'America sa fare meglio di chiunque altro- è lasciare che la nostra gente sprigioni creatività ed immaginazione. Noi siamo la nazione che ha messo le automobili sulle strade e i computer negli uffici; la nazione di Edison e dei fratelli Wright; di Google e Facebook. In America, l'innovazione non cambia semplicemente le nostre vite. Fa parte di noi, è così che viviamo.