
Sottile è la linea che separa le scelte coraggiose da quelle folli ed improduttive. Una linea di demarcazione che RIM ha deciso di superare a piè pari, senza alcuna volontà apparente di tornare indietro, anzi, con la fierezza di chi ha dalla sua risultati importanti e incontrovertibili. Peccato che i dati ci parlino di un’azienda in declino, incapace di reggere il confronto con le nuove leve, afflitta da problemi tecnici di non poca importanza e con gli investitori che spingono alla cessione per salvare il salvabile. Eppure, leggendo le affermazioni di Thorsten Heins, CEO di RIM, in una sua recente intervista al The Telegraph, sembra che le scelte aziendali maturate in questi anni siano state le migliori che il gigante canadese potesse fare. Il rifiuto ad Android prima di tutto, una scelta dovuta secondo Heins, vista la mancanza di “spazi di manovra” in termini di differenziazione nel mercato.
La scelta di Nokia di abbandonare il proprio OS storico in favore di Windows Phone non ha sortito il risultati sperati e così BlackBerry ha deciso di non intraprendere un percorso analogo. Al CEO di RIM però devono essere sfuggiti alcuni particolari di non poco conto. Innanzitutto Nokia si è trovata in una situazione drammatica a causa della stessa incapacità di BlackBerry di cogliere i cambiamenti del mercato, facendo leva su un successo consolidato tra la sua clientela che si credeva immutabile. L’arrivo di Android e iOS non ha per nulla mutato la politica del gigante finlandese fino a quando, neanche troppo lentamente, i due nuovi attori si sono mangiati l’intero settore, confinando Nokia nella categoria “altri produttori” in ogni classifica di vendite. Solo in quel momento ha deciso di adoperarsi nel tentativo di risalire la china, andando a stringere però un sodalizio con un’azienda, Microsoft, che nel campo della telefonia ha sempre dimostrato un ritardo pauroso ed una incapacità da manuale. Vista la lentezza con cui le due aziende sono arrivate sul mercato, la carenza di risultati positivi era un dato più che prevedibile, anche alla luce del fatto che contemporaneamente sia Apple che Google facevano passi da gigante, aumentando la distanza con la concorrenza.
L’errore di Nokia, secondo Heins, è stato quello invece di aver ceduto riguardo al proprio sistema operativo, l’ormai vetusto Symbian, a favore di quello di Microsoft e il fallimento di questa scelta è dovuto all’apertura dell’azienda finlandese ad un OS esterno, presente anche su dispositivi di diversi produttori. Certo, il fatto che Nokia abbia scelto un partner inadeguato come Microsoft è soltanto un piccolo particolare, così come è di poco conto il fatto che Redmond non solo abbia sfornato per l’ennesima volta un sistema operativo incapace a reggere il confronto con iOS e Android ma che abbia spiazzato anche i suoi partner mettendosi a produrre l’hardware in proprio, privilegiando naturalmente lo sviluppo per i propri terminali.
Una serie di problemi di cui i produttori che hanno stretto accordi con Google sembrano non soffrire ma in casa RIM non esistono ragioni, bisogna “differenziarsi”. Già, e come? Tale coraggio e determinazione lascerebbero pensare che RIM abbia un asso nella manica con il quale spiazzare la concorrenza e penetrare un mercato ormai monopolizzato, magari facendo leva sull’ottimo hardware realizzato dall’azienda e mandando in soffitta il vecchio OS BlackBerry. Ed ecco che Heins si sbilancia invece sulla possibilità di fornire BB10 anche ad altri produttori di smartphone, come a voler dimostrare che RIM punti tutte le sue carte sul suo nuovo, rivoluzionario ed innovativo sistema operativo, lo stesso che ha portato l’azienda sull’orlo del fallimento. Non è chiaro a quale settore del mercato punti RIM ma è assai difficile che produttori di un certo peso come Samsung o Htc decidano di rinunciare ad Android anche sui terminali low cost, pertanto quasi sicuramente BB10 (se l’apertura dovesse essere confermata) vedrà la sua presenza su prodotti di fascia inferiore, il colpo di grazia che manca all’azienda per chiudere definitivamente bottega.