Quella della stampa 3D è ormai una realtà e ne sentiamo parlare in riferimento agli ambiti e comparti industriali più disparati, ma lo spazio ancora mancava.

La NASA ha commissionato a Made in Space, start-up specializzata e spin-off della Singularity University, la produzione della stampante 3D che andrà sulla Stazione Spaziale Orbitante (ISS) già a partire dal prossimo anno. Il progetto – 3D Printing in Zero G Experiment –  ha l'obiettivo di rendere la permanenza in orbita più sicura e gli interventi di riparazione più tempestivi. Già in loco si potrà provvedere alla riparazione dei guasti tramite l'invio di un file con estensione .cad da parte di Houston e la stampa in 3D attraverso la stampante installata.

Il gruppo di esperti in stampa 3D che lavoreranno al progetto è composto da veterani del volo spaziale, tra gli altri l'ex astronauta Dan Barry e il presidente della Planetary Resources, Chris Lewicki. Il Ceo di Made in Space, Aaron Kemmer, annuncia che all'inizio si produrranno dei prototipi in 3D, per esempio le schede dei componenti per computer. componenti per computer».

La logica alla base della tecnologia? Quella già vista in altri ambiti,  dalle automobili alle protesi:  si creano oggetti aggiungendo strati di polimeri, ceramica, metalli e vari altri materiali. Non si conosce esattamente la natura della materia prima, ma si ipotizza con ragionevole certezza un materiale compatto e maneggevole in condizioni di assenza di gravità.

Non solo componenti, ma in futuro anche cibo: la Nasa, infatti, ipotizza l'uso delle stampanti 3D anche per alimentare gli astronauti.  Su The Verge si racconta di un ingegnere meccanico, Anjan Contraente, che ha ricevuto un grant dalla Nasa per sviluppare l'idea di una stampante 3D con l'obiettivo di automatizzare la fornitura di cibo nello spazio.

Di cos'altro sentiremo parlare?