Non è passata neanche una settimana dall'insediamento di Donald Trump come 45esimo Presidente degli Stati Uniti d'America e già le sue disposizioni fanno molto discutere. Dopo la richiesta di riavvio dei lavori per l'oleodotto Keystone, il ritiro degli USA dal TTP e la riduzione degli effetti dell'Obamacare, Trump ha scelto il repubblicano Ajit Pai come presidente della Federal Communication Commission, l'agenzia governativa indipendente incaricata del controllo di tutte le comunicazioni, radiofoniche, televisive, telefoniche e satellitari. Come dichiarato dallo stesso Pai, la sua priorità come nuovo amministratore dell'agenzia sarà smantellare le regolamentazioni che la commissione precendente aveva votato per favorire la cosiddetta Net neutrality, neutralità della rete, termine usato per indicare l'assenza di disparità nell'accesso alle comunicazioni.

Ma cosa si intende esattamente per neutralità della Rete? Sul sito del collettivo di avvocati francesi La Quadrature du Net, molto attivo sul fronte dei diritti digitali, si legge: "la neutralità della Rete è il principio che garantisce che gli operatori telefonici svolgano soltanto il ruolo di trasmettitori, senza che questi possano discriminare utenti, comunicazioni o accessi." Il principio quindi, serve a garantire una rete accessibile a chiunque sia disposto di connessione, senza corsie preferenziali per i fornitori di contenuti disposti a pagare gli operatori telefonici.

Il 26 febbraio 2015, durante il governo Obama, i commissari della Fcc avevano approvato – con tre voti a favore e due contrari – una proposta di legge per garantire la neutralità, considerando quindi Internet come un servizio di pubblica utilità e comportando così la possibilità della Commissione di imporre regole più severe ad aziende private che forniscono rete come Comcast, Verizon e AT&T. Tuttavia i repubblicani si sono sempre opposti a questa visione, sostenendo che la neutralità della rete costituisce un limite al libero mercato nel settore delle telecomunicazioni, appellandosi al diritto di poter pagare di più per ottenere una migliore qualità dei servizi di distribuzione.

Pai stesso ha criticato a lungo il principio di neutralità, sostenendo che il problema che si cerca di risolvere – il rischio che i grossi provider agiscano come controllori sui contenuti online – in realtà non sussista. "Il giorno in cui il Title II fu adottato (la proposta a favore della neutralità, ndr) dissi che non sapevo se questo progetto sarebbe stato cancellato dal Congresso o revocato da una futura commissione. Ma ora posso dire che questo provvedimento ha i giorni contati." Pai è un repubblicano tradizionale, a favore del libero mercato, contrario a regolamentazioni statali nei confronti dei privati e critico nei confronti dell'operato del suo predecessore democratico Tom Wheele. "Dobbiamo accendere il tagliaerba e rimuovere quelle regole che stanno ostacolando gli investimenti, l'innovazione e la creazione di posti di lavoro" ha dichiarato Pai.

Gli avvocati a sostegno delle libertà digitali si dicono preoccupati per le posizioni di Pai. "Pai è stato un vero e proprio ostruzionista interessato agli interessi delle aziende" dice Craig Aaron, presidente dell'organizzazione noprofit Fre Press. "Vogliamo che Internet sia all'altezza delle sue promesse, portando innovazione, creatività e libertà", si legge sul sito della Electronic Frontier Foundation (EFF), "Non vogliamo regolamentazioni che trasformino i fornitori in custodi (gatekeepers), consentendogli accordi speciali con poche compagnie private che limiterebbero così l'innovazione e la libertà di espressione." E dalle prime dichiarazioni di Pei sembrerebbe proprio che l'incubo dei mediattivisti stia diventando realtà.