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Twitter, geolocalizzazione forzata per gli utenti

Un nuovo algoritmo messo a punto dalla Northwestern University, in collaborazione con la Xerox, riesce a localizzare gli utenti sulla base del linguaggio utilizzato su Twitter. Utenti in rivolta, visto che questo tipo di informazioni vengono prelevate anche da chi ha preferito mantenere l'anonimato sulla piattaoforma di microblogging.

Twitter, geolocalizzazione forzata per gli utenti.

La questione è di quelle su cui da tempo si dibatte aspramente e che vede contrapposti due schieramenti ben definiti. Da una parte abbiamo i fornitori di servizi online, smaniosi di conoscere la posizione dei propri utenti per poter offrire pubblicità più mirate e contestualizzate, dall’altra gli utenti più consapevoli riguardo alla privacy e che sembrano sempre meno intenzionati a comunicare questo tipo di informazioni.

Qualche settimana fa nell’occhio del ciclone era finita Apple, con il suo sistema di triangolazione degli hotspot wifi sull’iPhone che consentiva a Cupertino di tracciare gli spostamenti dei propri utenti; migliaia i utenti in rivolta e l’azienda costretta a scuse immediate ed a fornire chiarimenti alla velocità della luce. Stesso identico discorso è toccato poco dopo anche a Google e al suo Android, anche se la risposta di Mountain View è stata di certo più orientata al chiarimento piuttosto che ad una retromarcia.

Adesso nella polemica è stato tirato anche Twitter, dopo l’annuncio che è in fase di studio un nuovo algoritmo in grado di localizzare (per ora solo a livello nazionale) l’origine dei tweet basandosi sullo studio del linguaggio che utilizziamo. Ciò che più ha infastidito gli utenti è il fatto che questo tipo di informazioni vengono prelevate anche se in fase di iscrizione si è preferito mantenere un profilo anonimo, senza fornire dati personali utili al tracciamento.

Questo nuovo strumento di indagine eredita i risultati di una ricerca dell’università Carnegie Mellon di Pitsburgh in Pennsylvania, di cui vi avevamo parlato qualche mese fa, che aveva stabilito una relazione tra il tipo di linguaggio, espressioni gergali ecc ed il luogo di provenienza dei tweet. Quella che però doveva essere una semplice analisi scientifica orientata solo a studi di tipo linguistico è finita per essere uno strumento in mano alla piattaforma di microblogging per rintracciare la posizione degli utenti in modo da offrire annunci pubblicitari personalizzati a seconda della posizione dei tweeters.

Trattandosi di una localizzazione di tipo nazionale o al massimo regionale, è probabile che gli utenti decidano di chiudere un occhio al riguardo, ma è indubbio che laddove Twitter riesca a restringere il cerchio e ad identificare più precisamente l’origine dei tweet, le proteste non mancheranno sicuramente.

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