A fine settembre il Garante della Privacy ha rilasciato una nota per informare tutti gli utenti iscritti al popolare servizio di messaggistica istantanea WhatsApp dell'apertura di un'istruttoria riguardante il recente aggiornamento della policy relativa al trattamento dei dati personali degli utenti iscritti alla nota app di instant messaging che ora condivide le informazioni con il social network Facebook.

"Il Garante per la protezione dei dati personali ha avviato un'istruttoria a seguito della modifica della privacy policy effettuata da WhatsApp a fine agosto che prevede la messa a disposizione di Facebook di alcune informazioni riguardanti gli account dei singoli utenti di WhatsApp, anche per finalità di marketing".

La notizia della modifica della policy sulla privacy di WhatsApp ha generato numerose polemiche da parte degli utenti che hanno fatto riflettere le autorità competenti sulla raccolta dei dati da parte delle due piattaforme. In attesa della conclusione delle indagini dunque, il garante italiano ha chiesto a Facebook di interrompere la raccolta dei dati. Subito dopo l'acquisizione di WhatsApp da parte di Mark Zuckerberg nel 2014, il co-fondatore Jan Koum aveva dichiarato che la piattaforma di messaggistica sarebbe restata indipendente da Facebook, notizia che è stata poi smentita qualche mese fa con l'aggiornamento delle condizioni d’uso del servizio di messaggistica. Accettando la nuova policy sulla privacy, infatti, i dati raccolti da WhatsApp come il numero di telefono, il nome ed altri dati personali saranno condivisi con la popolare piattaforma blu per "migliorare le esperienze con le inserzioni e i sistemi anti-spam".

L'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha ora avviato due procedimenti istruttori nei confronti di WhatsApp Inc. per presunte violazioni del Codice del Consumo. Il problema sarebbe legato alle modalità con cui la società ha portato gli utenti ad accettare integralmente i nuovi termini contrattuali che includono anche la condivisione dei dati personali con il social network Facebook ed un secondo procedimento aperto per accertare la vessatorietà di alcune clausole. Sull'argomento è intervenuto anche il presidente del Codacons Carlo Rienzi che ha dichiarato: "Se l'Autorità accerterà la violazione delle normative vigenti in fatto di gestione dei dati personali e la vessatorietà di alcune clausole inserite nei ‘Termini di utilizzo' di WhatsApp Messenger, sarebbe evidente la lesione dei diritti dei consumatori che utilizzano il servizio".