Quello che tutti avevano a lungo atteso è arrivato: l’età adulta di YouTube. Sono anni che la più grande piattaforma di video del mondo fatica a tenere a bada i suoi talenti maggiori, vogliosi di qualcosa di più. I grandi canali (italiani come americani) da tempo si sono strutturati, hanno dei “produttori” (cioè gli MCN), hanno studi di produzione (alcuni forniti da YouTube stesso), hanno strutture a tutti gli effetti industriali che gli consentono di garantire una produzione non solo di qualità ma soprattutto continuativa, video ogni giorno o anche più volte al giorno nei casi estremi. Quello che mancava era proprio da parte della piattaforma una remunerazione a livello. Ora con YouTube Red sembra che sia arrivata.

Sono diversi mesi che YouTube ha lanciato la propria versione a pagamento, per l’appunto denominata Red (10$ al mese, in Italia non ancora attivo), una che consente agli utenti di vedere tutto ciò che già vedono ma senza pubblicità (né preroll, quella che va prima, né contestuale, cioè i banner) e che soprattutto ha promesso una serie di produzioni originali che solo gli abbonati potranno vedere. Proprio quali siano queste produzioni è la cosa più interessante, perché YouTube ha le risorse economiche per competere con Amazon e Netflix, cioè per poter avere serie tv come House of Cards o Transparent, ma ha scelto di continuare a puntare e investire sui suoi migliori talenti.

Non si tratta di beneficienza o di una scelta etica, si parla di PewDiePie, Fine Brothers o Comedy Central cioè di canali che sono delle macchine da visualizzazioni, vere e proprie industrie della creatività, della creazione di meme e dei video virali. A loro finalmente il tubo può offrire condizioni molto migliori delle precedenti, su YouTube Red infatti si guadagna di più e in maniere differenti ma bisogna proporre contenuti seriali più strutturati. Così sono arrivati i primi show come Bad Internet e Sing it!, rispettivamente da College Humor e Fine Brothers.

Se è evidente che i Fine Brothers hanno cercato di realizzare qualcosa di molto simile ai contenuti televisivi (chissà che non l’avessero prodotto a prescindere pensando di piazzarlo su qualche canale, optando solo poi per YouTube Red), è College Humor che ha mostrato una nuova via possibile, una cioè che sta a metà tra i video che siamo abituati a vedere e condividere gratuitamente e qualcosa di più professionale. Sing It! infatti è una serie sulla scia di 30Rock, una con al centro un gruppo di personaggi che lavorano nella tv e realizzano un talent musicale, mentre Bad Internet è puro YouTube, una serie che rielabora vagamente Black Mirror (la serie tv britannica di fantascienza distopica) in chiave comica, rimestando nella internet culture.

Il primo episodio della serie è visibile gratuitamente anche ai non iscritti a YouTube Red e mostra un futuro derelitto in stile Divergent, uno in cui ad ognuno è assegnato un ruolo univoco che corrisponde alla personalità di uno dei personaggi di Friends (la serie tv). La maniera in cui questa è assegnata è a seconda di come rispondono ad uno di quei quiz “Quale personaggio di Friends sei?” preso dalle pagine di Buzzfeed. I protagonisti scopriranno l’arcano e anche che esistono altre serie tv e quindi altri possibili personaggi da impersonare. Ci sono tormentoni della rete, ci sono i suoi luoghi comuni, le esperienze quotidiane degli utenti e c’è anche un umorismo che strizza l’occhio a qualcosa di mainstream (Divergent). Puro internet.

Forse adesso per YouTube, e per l’evoluzione del linguaggio audiovisivo nato e prosperato in rete, non c’è niente di meglio di questo: capire se esiste un pubblico disposto a pagare un abbonamento per vedere contenuti premium di questo tipo. Se cioè quel mondo e quella cultura che sono nati online, in una versione più curata, elaborata e metodica, possono avere un senso commerciale. Le pubblicità per molti versi già lo affermano, perché diversi sono i talent della rete chiamati a scrivere e girare spot, ma ancora nessuno era riuscito a provare che si può pagare per i migliori video YouTube. In caso l’esito fosse realmente positivo saremmo di fronte ad un cambio radicale di prospettiva, perché fare show o webserie passerebbe da un’impresa che ha come obiettivo la visibilità ad una che ha come punto di riferimento il commercio.