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22 Giugno 2020
11:50

Con Immuni stiamo sprecando un’occasione: 3,3 milioni di download sono troppo pochi

3,3 milioni di download non sono, come si sta lasciando intendere, un dato positivo per l’app di tracciamento Immuni. Ne mancano ancora 32 milioni perché il sistema possa diventare davvero efficiente ed essere “ancora all’inizio” non è una scusa: è proprio questo il momento in cui un’app racimola il numero più alto di download.
A cura di Marco Paretti
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Se non ora, quando? Se Immuni, l'applicazione per il tracciamento dei contatti, non viene scaricata adesso dagli utenti italiani, quando lo sarà? Attualmente l'app ha raggiunto i 3,3 milioni di download, un dato che la ministra dell'Innovazione Paola Pisano indica come positivo, ma che è ancora molto lontano da quello che garantirebbe a Immuni una vera efficacia. Per questo obiettivo si parla di una copertura pari al 60% degli italiani, circa 36 milioni di persone. Ne mancano 32 milioni. Tanti, soprattutto visto che il boom di download di un'applicazione si ha durante i primi giorni di lancio, quando Immuni ha raggiunto poco meno di 2 milioni di download per poi salire lentamente verso i 3.

"Siamo all'inizio, sono passati pochi giorni da quando è finito il periodo di sperimentazione" ha spiegato la ministra Pisano durante un'intervista a Eta Beta su Rai Radio. "Dobbiamo ancora entrare nel vivo della campagna di comunicazione". Ma quando inizia questa campagna di comunicazione? L'app è disponibile dall'1 giugno in Italia, con un'attivazione nazionale avvenuta il 15 giugno. A distanza di quasi un mese dal lancio, la comunicazione sull'importanza dell'app è passata prevalentemente dai giornali e da dichiarazioni sparse della ministra. C'è uno spot previsto per le reti Rai che su YouTube ha raccolto 4.000 visualizzazioni, ma nell'ambito digital la comunicazione è stata molto periferica.

In questo modo si è mancato clamorosamente quel momento fondamentale del lancio che per un'app rappresenta il periodo chiave per racimolare il grosso dei download. È così per tutte le applicazioni e Immuni, pur rappresentando una categoria molto particolare di software, non fa eccezione. Certo ci sarà una coda lunga un po' più marcata, ma si è persa l'occasione fondamentale di veicolare il messaggio sull'importanza dell'app in maniera chiara e diffusa. Lo si è fatto anche perché il lancio avvenuto il primo giugno è stato confusionario e frammentato, consentendo a tutti di scaricare e avviare l'app anche se in realtà la sperimentazione è iniziata qualche giorno più tardi in sole quattro regioni e qualche settimana dopo in tutta Italia. E nel frattempo sono arrivate le notifiche "Immuni non funziona" che non hanno fatto altro che creare ulteriore confusione. Tutto questo, peraltro, in un periodo fondamentale: quello della riapertura che anticipa quello delle vacanze estive.

La verità è che, come era ormai chiaro, anche questo elemento comunicativo sottolinea il fatto che alla base di Immuni ci sia uno sviluppo raffazzonato iniziato molto dopo l'annuncio da parte del Governo e modificato in corsa per essere compatibile con il sistema di Apple e Google per le notifiche di tracciamento. Insomma, si è navigato a vista producendo un'app che sembra di certo uno strumento funzionale e ben strutturato, ma che sta scontando gli effetti di una difficile gestazione che ne ha minato la comunicazione proprio in una fase dove era importante rassicurare sul funzionamento dell'app e sulla protezione dei dati. Elemento che poi si riflette nei dati: 3,3 milioni di download e poco più di 40 utenti positivi – e che hanno quindi caricato le chiavi anonime con le quali contattare le persone con cui hanno avuto rapporti stretti – nel corso delle ultime due settimane. Troppo poche. Per fare un paragone, l'app tedesca è stata scaricata 6,5 milioni di volte. Un dato leggermente migliore, ma bisogna anche considerare che la popolazione della Germania conta 23 milioni di persone in più rispetto all'Italia.

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