In un futuro non lontano i siti Web pornografici registrati nel Regno Unito dovrebbero dotarsi di appositi “cancelli di verifica” dell'età degli utenti, negando l'accesso ai brittannici minori di 18 anni. L’idea sembra buona, specialmente se parliamo di bambini, ma da qui a metterla in pratica le cose si complicano. Lo scetticismo sembra aumentare se pensiamo al “porn-pass”, un altro provvedimento che dovrebbe entrare in vigore prossimamente. I dubbi sono ancora tanti, vediamo perché.

Come funzionerebbe il “porn-pass”?

Il fruitore maggiorenne di contenuti pornografici dovrebbe in futuro recarsi in edicola e acquistare il suo porn-pass, in questo modo otterrebbe un codice di 16 cifre che gli permetterebbe di accedere ai siti porno. I suoi dati personali – relativi al documento di identità presentato – resterebbero all’edicolante, mentre non potrebbero essere carpiti dai siti porno visitati. Il principio di per sé appare piuttosto pratico, in realtà non è ancora ben chiaro come questi propositi verrebbero messi realmente in pratica.

Il problema è che si va in rete proprio perché si vorrebbe evitare di far sapere a uno sconosciuto, come l’edicolante, che si vorrebbe fruire di contenuti pornografici, magari sotto-generi che comunicano particolari feticismi o altre perversioni, non necessariamente scadendo nella pedopornografia illegale. Non di meno, il governo inglese non terrebbe conto dei tanti metodi per aggirare il “geoblocking” che i nativi digitali ben conoscono, per eludere la propria geolocalizzazione. Ufficialmente l’idea sarebbe quella di impedire ai minori di imbattersi “per sbaglio” in contenuti porno prima di essere pronti, il che sembra piuttosto ingenuo.

Un ostacolo importante: le reti P2P

Abbiamo chiesto un parere a caldo al Social Media Manager e blogger Simone Bennati (Bennaker). “Bisognerebbe prima capire bene come funzionano davvero questi porn-pass, in modo tale da escludere tutti i possibili sistemi e contesti sui quali potrebbero avere effetto.” Un altro problema è il prosperare delle reti P2P, che permettono di scaricare i contenuti direttamente nel proprio computer. “Le reti P2P sono tante e ne nascono e muoiono in continuazione.” Questo genere di sistema si sviluppa su una rete informatica che mette in collegamento vari computer tra loro, svolgendo insieme funzioni di client e server, aggirando la mediazione dei siti Web. Parliamo quindi dello scambio di file diretto tra utenti. In che modo un nativo digitale verrebbe “protetto” da questo sistema?

Come garantirebbe la privacy?

Non è ben chiara nemmeno la questione della privacy. Certamente i dati identificativi non verrebbero trasmessi mediante il codice a 16 cifre del porn-pass, non di meno questo non intaccherebbe qualsiasi tipo di tracciamento e raccolta di dati esistenti a cui siamo sottoposti quando navighiamo in Rete. Insomma, sono tanti i dubbi che i legislatori britannici dovranno chiarire prossimamente, il pericolo potrebbe essere quello di incoraggiare i ragazzi a utilizzare metodi di facile accesso per eludere le leggi, ben lungi dall'aver trovato una reale soluzione al problema.