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Antonio Converti di Wind: Mobile internet nel futuro di Libero

Dialoghi Digitali ha intervistato Antonio Converti, una delle figure storiche del Web italiano. Se in passato ha dato alla luce Arianna, Iol e Inwind, oggi Converti è direttore marketing e R&D di Wind oltre che responsabile di Libero, uno dei portali italiani più visitati e primo provider di e-mail..

Antonio Converti di Wind: Mobile internet nel futuro di Libero.

Antonio Converti, direttore marketing e R&D di Wind e responsabile del portale Libero, vanta una carriera che ha pochi eguali nel nostro Paese nel campo del web. Se in passato ha dato alla luce Arianna, il primo grande motore di ricerca made in Italy, oggi Converti cura uno dei portali italiani più visitati e primo provider di e-mail: Libero.

Nell’intervista esclusiva concessa a Dialoghi Digitali, Converti dà uno sguardo sia al passato che al presente. Dalla nascita di Arianna, che venne alla luce in collaborazione con l’Università di Pisa, alle novità appena apportate al portale di Wind, con una svolta in maniera decisa verso il mobile internet. Il responsabile di Libero ha evidenziato le nuove funzionalità, tra cui spiccano Facebook Sms e Libero Local: la prima consente di aggiornare il proprio profilo sul social network tramite messaggi, la seconda consiste in un sistema di ricerca locale di esercizi commerciali fruibile anche tramite handset.

Dott. Converti, i suoi primi contatti con la rete sono addirittura antecedenti alla nascita del web, ben prima che internet iniziasse a diffondersi in tutto il mondo. Tra gli anni ’80 e ’90 si aspettava che la rete avrebbe a tutti gli effetti rivoluzionato il mondo dei media?

“Beh sì. Ricordo che ai tempi comparve su Bitnet un sistema per gestire i riferimenti tra i documenti, fatto da una persona del Cern. Il suo nome era World Wide Web. Allora c’erano ancora i terminali a carattere, però si intuiva già che internet avrebbe rivoluzionato, s’intuiva già che si trattava di un sistema per disintermediare i media tradizionali e per far sì che chiunque potesse mettersi in contatto o informarsi attraverso la rete”.

Uno dei suoi primi progetti importanti online è stato il motore di ricerca Arianna, nato nel 1996 da Iol (che negli anni a venire sarebbe diventato Libero). Il sito entrò in concorrenza con l’altro italiano Virgilio, in tempi in cui Google non dominava come ai nostri giorni. Come nacque Arianna e quale fu il modello di riferimento?

“Con Arianna siamo partiti con una tesi dell’Università di Pisa. Ai tempi io dirigevo un laboratorio di ricerca dell’Olivetti. Con due tesisti collaborammo con una università americana: l’Università dell’Arizona, che aveva già un software per fare crawling. Ai tempi, se non ricordo male, Altavista era il nostro principale competitor. Tra l’altro Altavista era di Digital, un concorrente anche ai tempi di Olivetti. Mettemmo in piedi questo motore di ricerca, Arianna. Devo dire che attecchì abbastanza velocemente, perché eravamo specializzati sulla lingua italiana. Un motore di ricerca deve avere un po’ di conoscenze della lingua per gestire in modo opportuno il cosiddetto ranking dei documenti.

E quindi riscuotemmo un buon successo, divenimmo velocemente un riferimento e sviluppammo abbastanza la tecnologia. Alludo anche a tecnologie adesso piuttosto diffuse, le link popularity, che poi furono usate da Google e che sono state un po’ la base del suo successo. Le avevamo anche noi ai tempi. Solo che purtroppo eravamo in Italia, e non avevamo la scala e gli investimenti che aveva Google”.

Il 2002 è un anno di “svolta”: Wind dopo una serie di acquisizioni fa di Libero uno dei portali italiani più importanti. Come visse quell’importante cambiamento?

“Libero fondamentalmente è il frutto della fusione di tre portali: Italia On Line, di cui parlavamo prima, in cui c’era Arianna; Libero, che era il portale per i servizi dial-up di Infostrada; InWind, che era portale di Wind, nato nel 2000. L’abbiamo lanciato con il ritorno di Mina, dopo 20 anni live su InWind. Una volta acquisita Infostrada da parte di Wind, i tre portali si fusero e si decise di convergere sul brand Libero”.

Passando all’attualità, avete appena apportato notevoli cambiamenti alla home page di Libero. Da cosa è stata dettata la decisione e per il nuovo sito su cosa puntate in particolare?

“Libero era abbastanza fermo da un po’ di tempo, quindi aveva bisogno di un rinnovamento. Ma l’esigenza principale per cui abbiamo apportato questi cambiamenti è dovuta al fatto che la rete sta cambiando, da vari punti vista. Il fenomeno più importante in questo momento, secondo me, è quello del mobile internet, cioè dell’utilizzo di internet dall’handset, dal telefonino evoluto. Ciò comporta un nuovo paradigma di utilizzo dei servizi e dei contenuti on line, perché in mobilità le esigenze del cliente sono diverse da quelle della persona che sta seduta davanti al pc, sia in termini di disponibilità all’interazione, sia perché il telefonino ce l’hai sempre in tasca mentre il pc ce l’hai in ufficio o a casa, magari in orari precisi della giornata. Il mobile internet cresce con velocità molto superiori rispetto a quanto cresce internet.

E questo è un po’ il fattore in base al quale abbiamo iniziato a rimodellare Libero. Rimodellarlo in un ottica cross, in cui sia i contenuti che i servizi siano disponibili non solo su pc ma anche sul telefonino. Come secondo fattore abbiamo puntato sull’apertura, che secondo me è la seconda cosa importante che sta cambiando su internet in questi tempi. L’obiettivo è far diventare Libero una piattaforma aperta, in cui possano essere ospitati contenuti e applicazioni di terze parti. A questo stiamo ancora lavorando. Nei primi mesi del prossimo anno cominceremo a vedere on line i primi frutti. Quindi mobilità, o meglio fruizione cross tra pc e telefonino, e apertura: queste sono le due principali motivazioni per cui abbiamo deciso di rinnovare Libero”.

Proprio per quanto riguarda il mobile, c’è qualche funzione su cui puntate in particolare?

“Ad oggi, per quanto riguarda i servizi che sono disponibili su mobile, il principale è la mail, e Libero oggi è il primo dominio di posta in Italia. Poi ci sono servizi di news e i principali servizi di Libero. Ce ne sono anche due nuovi, che attualmente sono in beta. Abbiamo Post It, un servizio di group microblogging, gestibile in modo piuttosto semplice sia da e-mail che da sms. Un gruppo di persone può attivare un blog che può essere alimentato sia da posta elettronica, sia da sms. Il secondo nuovo servizio che abbiamo lanciato è Libero Local, una ricerca locale di esercizi commerciali, basata però sul social reviewing con i commenti degli utenti. Commenti che possono essere fatti esplicitamente su Libero Local. Inoltre, siccome noi manteniamo la tecnologia di spidering di Arianna, le review vengono anche dai principali siti italiani che si occupano di questo. Raccogliamo in giro per il web le opinioni e le review riguardo l’esercizio commerciale e poi le organizziamo in Libero Local. La lettura completa di una recensione che non è nostra ma di un altro sito avviene sul sito di appartenenza.

Un’altra novità che abbiamo lanciato proprio ieri, in questa ottica della mobilità e apertura alle piattaforme internet, è Facebook Sms. Siamo il primo operatore in Italia a farlo: permettiamo agli utenti di ricevere le notifiche e aggiornare Facebook utilizzando gli Sms. Il servizio è gratuito per quanto riguarda la ricezione dell’sms, mentre l’invio segue fondamentalmente il piano tariffario del cliente”.

Per quanto concerne l’evoluzione verso una piattaforma, in particolare, in che maniera pensate di lavorare su Libero?

“Forniremo degli strumenti affinché chi ha dei contenuti o dei servizi da erogare possa registrarsi anche in modalità self service, cioè sul web, accettando degli appositi disclaimer. Agganciando i feed di contenuto ci sarà una specie di wizard, un tool interattivo con cui scegliere i layout, formattare il proprio sito. Il sito diventa così disponibile automaticamente su Libero sia via computer che via telefonino”.

Lei in passato ha dichiarato di apprezzare la “filosofia” di Steve Jobs, in particolare quando a Stanford suggerì agli studenti: Stay hungry, stay foolish. Che consiglio si sente di dare ai giovani italiani che vorrebbero lavorare nell’ambito del web?

“Non posso fare altro che ripetere l’affermazione di Steve Jobs. E non si tratta di una battuta. Questo è un mondo che evolve alla velocità della luce, rimanere curiosi e avere fame di evolvere, di apprendere cose nuove, di inventare delle cose nuove è fondamentale per galleggiare in internet. E’ un mondo aperto alla competizione globale, tra l’altro istantanea: il massimo della competitività”.

Accennava prima all’università. Lo sviluppo di Arianna venne effettuato in collaborazione con il centro SerRA dell’Università di Pisa. Una collaborazione di questo tipo, che veda un ateneo impegnato concretamente nella creazione di strumenti “pratici” per il web, è realizzabile anche oggi?

“Se devo essere sincero secondo me la situazione dell’università italiana è un po’ peggiorata, sebbene ci siano tuttora delle punte di eccellenza anche da noi. Ad esempio da poco al Politecnico c’è un corso di laurea in ingegneria informatica con specializzazione in motori di ricerca. So che abbiamo rapporti anche con altre università, mi viene in mente l’Università di Trento. Quest’ultima, a proposito dello stay hungry, stay foolish, riceve molte persone hungry dai Paesi dell’Est ed è un buona università, “sforna” dei buoni laureati. Però la situazione media e complessiva dell’università italiana secondo me è un po’ peggiorata, per quanto riguarda lo stare al passo con i tempi, soprattutto sui temi di internet e dintorni. Ciò è dovuto anche al fatto che manca un’industria in Italia. L’ultima grande industria del settore informatico era la Olivetti, che ora non c’è più”.

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