In relazione ai tragici fatti dell'attentato del 2 dicembre scorso a San Bernardino, in California, in un centro di assistenza per disabili dove morirono 14 persone e 23 furono i feriti, un giudice federale ha ordinato ad Apple di fornire tutta l'assistenza necessaria affinché si arrivi a decrittare un iPhone posseduto da uno dei due attentatori. Secondo quello che appare dai documenti depositati in tribunale, il colosso di Cuperino si sarebbe infatti rifiutato di intervenire volontariamente, di conseguenza è intervenuto il giudice che ha ordinato la decrittazione dello smartphone.

La decisione del giudice che ordina ad Apple di collaborare.

La decisione del giudice è racchiusa in un documento di 40 pagine in cui viene richiesto ad Apple un intervento al fine di decrittare i dati contenuti all'interno di un iPhone 5c posseduto da Syed Farook, che con la moglie, Tashfeen Malik, uccise 14 pazienti del centro di assistenza per disabili lo scorso 2 dicembre a San Bernardino. Nel documento si legge che "nonostante il mandato autorizzi la ricerca, il governo non è stato in grado di completare l'operazione in quanto i contenuti dell'iPhone sono crittografati. Apple ha i mezzi tecnici ed esclusivi per intervenire, ma si è rifiutata di farlo".

La decisione del giudice si è resa necessaria per il prosieguo delle indagini, per scoprire chi erano le persone con cui gli attentatori avevano relazioni e per scoprire anche quali erano stati gli spostamenti degli stessi prima di portare a temine l'attentato. Ecco perchè il giudice si era rivolto alla Apple.

Apple ha 5 giorni di tempo per intervenire.

Nel documento con cui il giudice dichiara la sua decisione si legge che Apple ha cinque giorni di tempo per offrire "assistenza tecnica ragionevole" al fine di recuperare i dati dall'iPhone 5c, inclusa la possibilità di superare la fase di auto cancellazione dei dati e la possibilità di offrire agli investigatori un numero illimitato di password per procedere a sbloccare il dispositivo.

Le indagini hanno dimostrato che i due attentatori avessero usato diversi dispositivi e che avessero poi tentato di distruggerli. L'iPhone in questione è stato poi ritrovato in una Lexus nera di proprietà proprio di Farook.

La risposta di Tim Cook.

E sul sito di Apple arriva la risposta dell'azienda con una lettera a firma del CEO, Tim Cook, il quale risponde al giudice dichiarandosi contrario a decrittare i propri iPhone, "compromettere la sicurezza dei nostri dati personali può mettere a rischio la nostra sicurezza personale. È per questo che la crittografia è diventata così importante per tutti noi". Nella lettera Cook parla anche del "caso San Bernardino" che rischia di diventare per Apple un pesante precedente. Il CEO ribadisce la condanna del terribile attentato e rivendica la collaborazione offerta all'FBI sin dai giorni successivi all'attentato. "Ma adesso", continua Cook nella lettera "il governo ci chiede qualcosa che semplicemente non abbiamo e riteniamo pericoloso creare. In pratica ci hanno chiesto di realizzare una backdoor per l'iPhone".

Cook si dice quindi contrario ad operare così come ordinato dal giudice anche perchè, sottolinea "se finisse nelle mani sbagliate (si riferisce alla procedura richiesta dall'FBI), il software potrebbe sbloccare qualsiasi dispsitivo".

Cook ribadisce quindi la posizione di Apple e le sue perplessità in relazione alla dichiarazione del giudice. E offrendo comunque la sua collaborazione, auspice che l'episodio possa innescare un confronto pubblico più ampio su un tema così importante.

Resta da capire quale tipo di supporto può fornire Apple, avendo più volte dichiarato che è molto difficile decrittare dispositivi che montano iOS 8 e successivi. Inoltre, il colosso di Cupertino ha smesso di memorizzare le chiavi per crittografare i contenuti con la versione rilasciata nel 2014, il che significa che anche con un intervento diretto dalla Apple sarebbe difficile decrittare l'iPhone 5c. Sarebbe dunque necessaria, per sbloccare l'iPhone in questione che monda iOS 9, una chiave per scoprire i contenuti, chiave al momento non disponibile dal produttore.

Il caso di San Cupertino pone nuovamente al centro il tema della crittografia che era riesploso dopo i terribili attentati di Parigi dello scorso novembre e rischia di diventare per il governo americano il primo esempio per cui chiedere nuovamente la collaborazione dei colossi tech, quindi non solo Apple ma anche Google e altri, per rendere decifrabili i contenuti all'interno dei dispositivi appartenenti a persone indagate per terrorismo.

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