Le autorità sudcoreane hanno perquisito la sede di Samsung come parte delle indagini sul cosiddetto scandalo "sciamana" che vedrebbe coinvolto il capo dello stato Park Geun-hye e Choi Soon-sil, controversa amicizia della presidente e associata di un gruppo sciamanico. Samsung aveva già ricevuto le attenzioni delle autorità per aver finanziato con diversi milioni di dollari le realtà controllate da Choi, ma anche, pare, per aver versato altrettanti milioni nei conti della sciamana chiedendo di spingere la Park ad approvare la fusione tra Samsung C&T e Chili Industries.

È quest'ultima operazione ad aver fatto scattare la perquisizione delle ultime ore: la fusione tra le due aziende avrebbe favorito la famiglia a capo dell'azienda e sarebbe stata possibile solo grazie all'approvazione del National Pension Service. Spinto, pare, proprio dalla Park e dalla Choi. La strategia è stata svelata da uno dei collaboratori della presidente arrestati settimana scorsa, elemento che ha dato il via alla perquisizione dell'ufficio strategie di Samsung, cioè quello che approva le principali decisioni aziendali. Perquisiti anche gli uffici del fondo pensionistico, il terzo al mondo come grandezza.

Nel frattempo la Park si è scusata pubblicamente, pur rigettando con forza le accuse. A febbraio il suo mandato scadrà, ma la presidente pare non avere intenzione di lasciare il posto. Anche perché, secondo la costituzione, fino a quando resterà al governo non potrà essere incriminata. La presidente è la figlia di Park Chung-hee, il controverso presidente che pose le basi per la proliferazione di aziende come Samsung, LG e Hyundai, cosiddette chaebol, conglomerato commercial-industriale. L'elezione della figlia in seguito al suo assassinio era stata recepita con positività, ma ad oggi la popolarità della Park si ferma al 5 percento.