Marissa Ann Mayer
La giovane geek è ora il volto simbolo della compagnia e si trova al centro dell’attenzione mediatica non solo perché è uno dei pochi tech-addicted in gonnella ad aver raggiunto uno posizione di rilievo nell’universo tutto testosteronico della tecnologia, ma anche perché si è fatta promotrice di una maggiore partecipazione femminile alla vita tecnologica, entrando a far parte del dibattito avviato da Sheryl Sandberg, COO di Facebook, sulla spinosa questione seconda la quale il web 2.0 non amerebbe le donne. Rispetto ai suoi concorrenti di Silicon Valley, Google ha una percentuale di impiego femminile leggermente più alta della media (parliamo del 20% contro il 16% ) e questo, forse, lo si deve anche al desiderio di Marissa Mayer di rimuovere lo stigma secondo il quale le ragazze sarebbero brave soltanto nelle materie umanistiche e gli uomini in quelle scientifiche (o meglio, in qualunque cosa essi desiderino). Come se, in qualche modo, l’essere donna passasse anche per il doversi appoggiare necessariamente ad un uomo per tutte le operazioni quotidiane che richiedono conoscenze tecnologiche basilari.
Google, in ogni caso, sembra essere un po’ di sensibile degli altri rispetto alla questione “più donne in tecnologia”, tanto che nel corso del colloquio con la Mayer, i papà di Google, Page & Brin ebbero a dirle: “Abbiamo sette ingegneri e sono tutti uomini, ma abbiamo pensato molto a cosa vogliamo per la nostra compagnia, abbiamo letto molti libri e sappiamo che l’organizzazione funziona meglio se c’è equilibrio tra i generi. Perciò è importante per noi avere un forte gruppo di donne nella compagnia, specie nell’area tecnica“. Nel corso dei colloqui per le assunzioni nell’area tecnica, inoltre, Moutain View fa sempre in modo che ci sia un ingegnere donna, di modo che la “provinante” possa sentirsi più a suo agio. Del resto, come ammette la stessa Mayer: “ci sono ingegneri uomini capaci di relazionarsi soltanto ad altri uomini“. Come dire, ci sono ancora diverse persone al mondo che, nel terzo millennio, continuano a credere che la tecnologia sia un club per soli maschi, che sono più che convinte che una donna non possa davvero essere loro pari quanto ad abilità tecnologiche e che continuano a pensare che la loro presenza sia superflua quando non dannosa.
Naturalmente, non sono tutti così. Basti pensare al mentore della Mayer alla Stanford University, Eric Roberts, che ha sempre sostenuto la sua allieva, nonostante fosse decisamente una pioniera ai tempi, unica donna della classe di informatica, un vero e proprio freak per gli anni ’90. Eppure Roberts le disse: “Lo sai? Sei davvero molto brava in queste cose. Puoi andare lontano“. E, a quanto pare, ci aveva visto giusto.