A distanza di quattro mesi dalla presentazione del progetto di legge, il Parlamento tedesco, il Bundestag, ha approvato la legge che permette di affrontare il problema dei contenuti di odio condivisi attraverso i social media. La norma, che entrerà in vigore da ottobre, prevede multe salate: da 5 a 50 milioni di euro per i siti che non rimuoveranno i contenuti che incitano all'odio entro 24 ore. Le multe sono previste per quei siti che non rimuovono i contenuti illegali, incluse le "false notizie" diffamatorie. L'altra faccia della medaglia è che, secondo gli esperti dei diritti umani, la norma potrebbe costituire una minaccia per la libertà di parola.

Il progetto era stato presentato a marzo dal ministro della Giustizia tedesco Heiko Maas con l'obiettivo di limitare la diffusione di notizie false, soprattutto in vista della attuale campagna elettorale per il rinnovo del Bundestag e della cancelleria, che si terranno il prossimo 24 settembre. Dalle elezioni presidenziali americane negli Usa, con il conseguente polverone sulle fake news, i social media sono stati teatro di misure atte proprio a limitare la diffusione di contenuti fuorvianti proprio in relazioni ad elezioni politiche. In occasione delle elezioni presidenziali francesi, grazie allo strumento attivato da Facebook proprio in Francia, Germania e Usa, a poche settimane dall'evento elettorale aveva sospeso 30 mila account.

In un comunicato Facebook fa sapere di essere al fianco del governo tedesco nella lotta contro la diffuzione di contenuti d'odio, anche se secondo Menlo Park la migliore soluzione è la collaborazione tra politica, società civile e aziende al fine di contrastare davvero il problema, che "non viene risolto completamente da questa legge".

Nei giorni scorsi i giganti del web hanno stretto un'alleanza contro il terrorismo. Facebook, Microsoft, Twitter e YouTube hanno annunciato la creazione del "Global Internet Forum to Counter Terrorism" contro i contenuti terroristici online.

I gruppi a difesa dei diritti umani si sono scagliati contro la norma tedesca, secondo loro i tempi molto ristretti che impone la legge finiranno per innescare un procedimento di "censura preventiva". Una situazione che finirà, sostengono i gruppi e le associazioni, per "mettere a rischio la libertà di parola".