Una recente ricerca di Eurostat ci offre la fotografia in UE per quel che riguarda il settore dell'informatica e dell'ICT relativa al 2014. Secondo questi dati gli italiani sarebbero tra i meno esperti con solo il 2,5% di lavoratori occupati nel settore, a fronte di una media europea del 3,7%. Una situazione che è certamente più evidente nel nostro paese che ha bisogno di investimenti e di programmi di formazione nel settore, anche se il 40% delle aziende europee ammette di trovare difficoltà a trovare risorse.

Gli italiani dunque sono tra i meno esperti in Europa nel settore dell'informatica e dell'ICT e certamente questa situazione è da collegarsi alla mancanza di investimenti nel settore in Italia che dura ormai da troppo tempo e che, a vedere i fatti degli ultimi due giorni, potrebbe essere ad una svolta, invertendo la tendenza. Infatti è di ieri la notizia che Apple creerà a Napoli il primo Centro di Sviluppo App iOS d'Europa, per fornire agli studenti competenze pratiche e formazione sullo sviluppo di applicazioni dedicate all’ecosistema di dispositivi del colosso di Cupertino. E oggi a Roma il CEO Tim Cook ha incontrato il presidente del Consiglio Matteo Renzi per parlare proprio dei nuovi progetti che Cupertino ha in mente in Italia e in Europa. Ma prima di questa notizia c'era stato anche l'annuncio di un altri grande investimento in Italia da parte di Cisco, altro grande colosso californiano, che ha in programma un investimento di 100 milioni di euro in Italia per i prossimi tre anni. Due grandi investimenti che hanno lo scopo di elevare le competenze nel settore e di conseguenza creare nuovi posti di lavoro.

Solo qualche giorno fa Accenture, con il suo report presentato in questi giorni a Davos dove si tiene il Word Economic Forum, ha rilevato che nei prossimi quattro anni lo sviluppo del digitale in Italia potrebbe portare ad una crescita del PIL del 4,2%, con un valore dell'economia digitale di 75 miliardi di euro.

Peggio degli italiani fanno i greci che hanno una percentuale dell'1,3% di esperti ICT occupati nel settore, seguono poi Lituania Bulgaria con l'1,9%, poi la Lettonia con il 2%. E non è una sorpresa vedere che il primo paese in Europa all'interno di questa classifica è la Finlandia con una percentuale del 6,7%. A seguire poi un altro paese del Nord Europa come la seguita da Svezia con il 6%, segue poi il Lussemburgo, con il 5,1% e in questo paese, grazie anche ad una situazione fiscale particolarmente vantaggiosa (finita poi sotto la lente della Commissione Antitrust dell'UE), di investimenti se ne sono fatti, seguono poi Estonia e Paesi Bassi con il 5%.

Ma gli italiani sono in fondo alla classifica anche per percentuale di laureati in queste materie, infatti solo il 31,7% ha studiato informatica, a fronte di una media UE del 56,5%. E pochi sono i giovani, gli under 35 sono appena il 27%, mentre la media Ue è di 37,1%.

E i 558.500 esperti italiani sono in larga parte uomini, cioè l'86,3%, anche se questa è una situazione diffusa in Ue dato che la media è di 81,9%. Sono molte le aziende che cercano figure specializzate, il 38% di esse in UE ma si arriva anche al 59% del Lussemburgo.

Se davvero si verificasse un trend costante di investimenti nel settore ICT, allora si potrebbe davvero aumentare il livello di specializzazione delle figure italiane e dare occupazione a quelle già formate. Sono infatti tanti gli italiani che non trovando prospettive nel settore sono costretti a recarsi all'estero per poter lavorare, e molti di essi sono giovani. Si potrebbe quindi mettere fine a quella che viene spesso definita "fuga di cervelli" e dare una prospettiva nuova al paese, nel tentativo di raggiungere davvero quella crescita del 4,2% in termini di ricchezza di un paese intero prospettato in questi giorni a Davos.

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