Google ha realizzato un fondo di 4 milioni di dollari per tutti i rifugiati e gli immigrati colpiti dalle nuove politiche messe in atto da Donald Trump lo scorso 27 gennaio che prevedono un blocco per tre mesi degli arrivi da sette paesi a maggioranza islamica e per quattro mesi del programma dei rifugiati. Il fondo di 2 milioni di dollari messo a disposizione dall'azienda di Mountain View può essere integrato da ulteriori 2 milioni di dollari donati dai dipendenti. Tutte le donazioni sono destinate a quattro organizzazioni umanitarie: l'American Civil Liberties Union (ACLU), l'Immigrant Legal Resource Center, l'International Rescue Committee e l'UNHCR, l'agenzia delle Nazioni Unite responsabile per la protezione dei rifugiati.

La realizzazione del fondo è stata annunciata attraverso una nota dal CEO di Google Sundar Pichai e confermata da un portavoce dell'azienda. Pichai, che aveva già criticato la decisione di Trump in una nota interna, ha definito "doloroso vedere il costo personale di questo ordine esecutivo sui nostri colleghi". Le nuove politiche hanno colpito almeno 187 dipendenti di Google. Anche il co-fondatore dell'azienda Sergey Brin ha partecipato alle proteste unendosi ai manifestati all'interno del San Francisco International Airport lo scorso sabato. Sia Brin che Pichai sono immigrati.

Il fondo creato da Google per rispondere alla crisi è il più grande mai realizzato dall'azienda in ambito umanitario. Oltre al fondo di Big G, l'American Civil Liberties Union ha spiegato di aver ricevuto oltre 350.000 donazioni online per un totale di più di 24 milioni di dollari nel corso del weekend. Anche altre realtà della Silicon Valley, oltre a schierarsi contro Trump, hanno annunciato iniziative per aiutare immigrati e rifugiati. Airbnb ha avviato un programma per offrire appartamenti gratuiti alle persone affette dall'ordine esecutivo, mentre Uber ha annunciato la donazione di 3 milioni di dollari per coprire le spese legali dei guidatori bloccati fuori dagli Stati Uniti.