Scoprire la data della propria morte a partire da informazioni basilari come la data di nascita, il sesso e la città di residenza. Il web è pieno di portali che propongono di suggerire agli utenti quanti anni gli restano da vivere, ma si tratta davvero di un dato realistico? La risposta degli scienziati, ovviamente, è "no". In alcuni siti viene chiaramente specificato che si tratta di un gioco, un passatempo per scherzare con gli amici su chi ci lascerà le penne per primo secondo uno strambo algoritmo. Su altri portali, invece, il tutto viene presentato in maniera seria, elemento che può arrivare anche a preoccupare seriamente i più suscettibili.

Ma da cosa nascono i dati riportati dalla maggior parte di questi siti? Principalmente dal tasso di mortalità della zona indicata come quella di residenza. Elemento che, ovviamente, non può essere applicato a tutta la popolazione in maniera così semplicistica. Tanto più che, passando da un servizio all'altro, le aspettative si modificano continuamente. A definire i test di questo tipo scientificamente non validi è il ricercatore John Appleby sulla rivista British Medical Journal, dove specifica che i risultati di questi "orologi della morte" non hanno nessun tipo di fondamento scientifico e quindi non sono realmente indicativi della propria aspettativa di vita.

Secondo la prova di Appleby, i risultati ottenuti inserendo i suoi dati variavano da una morte prevista a 67 anni ad una attesa per gli 89 anni. Differenze sostanziali che dipendono sia dalla diversa tipologia di informazioni richieste – alcuni portali chiedono di inserire ulteriori dettagli come l'essere o meno sposato e lo stipendio – sia dai dati che possono fare riferimento a paesi diversi. "L'unica conclusione che è possibile fare è che questi dati vanno presi scetticismo" conclude Appleby.