Sembra magia, credenza popolare o un rito pagano. Invece dietro all'utilizzo di forme disegnate utilizzando il sale sparso a terra c'è l'intento di mandare nel caos i sistemi di rilevazione delle macchine autonome. Ad aver realizzato l'esperimento è stato James Bridle, un artista greco che sul suo sito web ha pubblicato le immagini di una macchina ferma in un posteggio e circondata da due cerchi di sale bianco: uno continuo e uno tratteggiato. Il veicolo, un propotipo di vettura autonoma, può entrare ma non uscire in maniera indipendente da quello spazio. Il motivo? Proprio le forme disegnate con il sale da Bridle.

La spiegazione è semplice: agli occhi del sistema che governa la macchina, il cerchio tratteggiato esterno si può tradurre con un "Entra pure", ma quello continuo interno viene visto come un "Non attraversare". Insomma, le regole basilari che ci vengono insegnate quando prendiamo la patente. La disposizione circolare del sale, però, consente al veicolo autonomo di entrare ma non di uscire dal cerchio, portando di fatto ad un blocco totale dei suoi movimenti. Sembra un rituale magico – d'altronde il sale è sempre stato alla base dei cerchi di protezione utilizzati nelle pratiche magiche nei secoli – ma alla base c'è un preciso funzionamento tecnologico.

Ciò che l'artista vuole dimostrate è che mentre lo sviluppo dei veicoli autonomi procede, non ci stiamo ponendo le giuste domande riguardo al suo funzionamento nel mondo reale. Se una macchina che si guida da sola è progettata per leggere la strada, cosa succede quando il suo linguaggio viene abusato dai malintenzionati? "Utilizzando una forma di comunicazione stradale" spiega l'autore, "è possibile confondere i sistemi della macchina, facendole credere di essere circondata da divieti d'accesso". Così la vettura resta immobile. Utilizzando la stessa procedura si potrebbero bloccare i veicoli in mezzo alla strada, la polizia potrebbe intercettare una macchina in fuga o dei rapinatori potrebbero intrappolare la preda con del semplice sale posato a terra. "Servono più occhi e mani sugli strumenti che stiamo progettando per il nostro futuro" conclude Bridle.