"Questo bambino ha i cancro e ha bisogno di soldi per l'operazione. Facebook ha deciso di aiutarlo donando 2 dollari per ogni Mi piace, 4 dollari per ogni commento e 8 dollari per ogni condivisione. Non proseguite senza aver commentato Amen". L'immagine, pubblicata dal profilo di Pooran Singh, ha in poco tempo raccolto più di un milione di interazioni, superando il milione di condivisioni già a febbraio, quando è stata pubblicata per la prima volta. In realtà, però, il bambino ritratta con una serie di brutte macchie sulla pelle non aveva il cancro, ma una forte varicella.

Il caso del piccolo Jasper, il bambino delle foto, era finito al centro dell'attenzione dei media ad agosto 2016, quando la madre Sarah Allen aveva rilasciato alcune interviste in merito ad una delle più gravi manifestazioni del virus degli ultimi anni che avevano lasciato la 2enne ricoperta da molte macchie scure. Proprio queste immagini sono state rubate per creare il post-bufala diventato virale. "Eravamo stati avvisati del fatto che queste immagini potevano essere riutilizzate, perché scrivendo ‘varicella' su Google usciva mio figlio" ha spiegato la Allen. "Quindi sapevamo che poteva succedere, ma non in maniera così irrispettosa, dicendo che ha il cancro".

Le ripetute segnalazioni della donna hanno spinto Facebook a rimuovere il contenuto e a bannare l'utente lo scorso 10 febbraio. Dopo pochi giorni, però, la bufala è tornata a circolare nuovamente: stesse immagini e stesso testo. "Ciò che lo rende così disgustoso è che non si tratta solo delle immagini di Jasper, ma anche quelle di almeno altre 100 famiglie" ha continuato la Allen, spiegando che i nuovi post contenevano anche foto di altre bambine. "Facebook deve prendere una posizione. Mi è stato detto che sarebbe stato rimosso ma dopo 24 ore era di nuovo online". Il social network sta attualmente indagando sul caso, ma non ha ancora rilasciato dichiarazioni in merito. "Molte truffe utilizzano queste immagini emotive, spesso per fare soldi" ha spiegato Graham Cluley, esperto di sicurezza informatica. "Il problema è che la gente crede a tutto ciò che viene pubblicato online, devono stare più attenti".