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Carlo Antonelli: ecco chi (non) è il nuovo direttore di Wired Italia

Carlo Antonelli è uno di quei personaggi rispetto ai quali non è possibile mettere punti fermi. Tutto ciò che si può dire su di lui termina, costantemente, con punti di sospensione… Ma noi abbiamo voluto provare a raccontarvi chi è il nuovo direttore di Wired e, se ancora non lo conoscete, vi aspetta un lungo, complesso e stupefacente racconto…
A cura di Anna Coluccino
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Tracciare un profilo ordinato e coerente di Carlo Antonelli (neo direttore di Wired, appena subentrato a Riccardo Luna) è come tentare di inseguire un cappello in una giornata di vento: quando sembra di essere riusciti ad acciuffarlo, riparte. Non per dispetto né, tanto meno, per un preconcetto desiderio di anticonformismo ma perché, semplicemente, seguire il flusso degli accadimenti è nella sua natura di cappello mosso dal vento. Sic et simpliciter.

L'unica differenza è che mentre ad inseguire un cappello, prima o poi, ci si stanca e si ripiega sull'acquisto di un nuovo copricapo, l'ineffabilità del direttore di Rolling Stone stimola una certa ossessività, e l'abbandono della ricerca è scongiurato dal dato -affatto trascurabile- che un nuovo Antonelli non lo si può comprare, e pertanto occorre continuare a seguire le sue molteplici evoluzioni/mutazioni, arrendendosi al fatto che, forse, la sostanza ultima del suo personaggio risiede, per l'appunto, nell'imprevedibilità del percorso lavorativo e nell'indecifrabilità del carattere.

A questo punto, il primo quesito si pone in maniera quasi naturale, senza che la scrivente ne abbia in alcun modo colpa o merito: perché Condé Nast (editore di Wired) ha scelto un direttore così poco geek e così tanto alternative fashioned quale sostituto dell'amatissimo Riccardo Luna? Il secondo quesito -poi- viene di conseguenza: qual è il futuro di Wired?

Non lo sappiamo. Ma proveremo ad immaginarlo insieme a voi indagando su Carlo Antonelli.

Dunque…

Qualcuno lo ha definito "un uomo rinascimentale", probabilmente proprio per via della spiccata curiosità che lo porta ad affrontare le sfide più variegate; esattamente come facevano gli artisti rinascimentali, così poco avvezzi alle specializzazioni e tanto più affascinati dalla prolifica commistione delle arti e degli stili.

Nato a Novi Ligure (comune dell'alessandrino tristemente noto per la vicenda di Erika e Omar che ha tenuto banco per diversi mesi…) le cronache attestano la sua venuta al mondo in data 15 Gennaio 1965.

Alla medesima data fanno capo le nascite di:

  • Derek B, rapper inglese
  • Jean Yves Béziau, logico svizzero
  • Maurizio Fondriest, ex ciclista su strada italiano
  • Bernard Hopkins, pugile statunitense
  • Adam Jones, chitarrista statunitense
  • James Nesbitt, attore nordirlandese
  • Zak Spears, attore pornografico statunitense
derek b jean Yves adam jones

[Carlo Antonelli ha fatto almeno uno dei mestieri sopraelencati. Per scoprire quale, vi toccherà continuare a leggere questo (a tratti delirante) racconto biografico].

Prime esperienze (lavorative)

Si occupa di radio fin dall'adolescenza lavorando come Dj nelle radio private genovesi. Dal 1985 al 1988 è direttore della programmazione musicale di Radio Babboleo. Contemporaneamente, organizza molteplici show e avantgarde new wave per il promoter Psycho. Si diploma al liceo classico, si laurea in Giurisprudenza (naturalmente a pieni voti), nel 1989 frequenta un master in diritto d’autore a Bruxelles. Quindi, nel 1990, si trasferisce a Milano dove comincia a lavorare per Finivest come assistente del responsabile acquisti cinema per poi passare a CGD Homevideo (Gruppo Sugar) come responsabile del catalogo.

Okkei. Siamo arrivati al venticinquesimo anno di età di Antonelli e già ci troviamo davanti ad una collezione di esperienze di tutto rispetto. Vi do giusto qualche secondo per tirare il fiato proponendovi una delle curiose immagini che il web restituisce quando gli offre in pasto la chiave di ricerca "Carlo Antonelli" e poi ci rituffiamo nell'analisi del curriculum del neo-direttore di Wired.

carlo antonelli rachel meini

Ready to go? E allora andiamo avanti.

L'esperienza in Sugar e Einaudi

Nel 1991 (dopo appena un anno di esperienza in Fininvest nell'area cinema e homevideo) Antonelli decide che è ora di seguire una nuova "chiamata". Quella di Caterina Caselli, che lo convoca per costruire insieme a lui la nuova casa discografica del gruppo, l’etichetta Sugar. Ma stavolta il percorso aderisce perfettamente all'indole di Antonelli (almeno per il momento) e comincia così un'avventura decennale che porterà la casa discografica a diventare -dal 1997- la seconda etichetta  europea per fatturato. In quegli anni, anche grazie al fiuto del neo-direttore, l'etichetta scopre e promuove molteplici talenti, tra i quali ricordiamo: Paolo Vallesi, Aeroplanitaliani, Gerardina Trovato, Andrea Bocelli, Elisa e i Negramaro.

bocelli-elisa-negramaro

In ogni caso, giacché per molti potrebbe risultare noioso occuparsi solo (!) della direzione artistica della seconda etichetta musicale d'Europa, Antonelli lavora contemporaneamente anche per la tv (“Target”, “CortoCircuito”, “Infinito futuro”, e 60 puntate come autore per RaiEducational) scrive saggi a quattro mani col giornalista Fabio De Luca (Discoinferno – studio della musica da ballo in Italia, dal liscio alla techno- e FuoriTutti –"invasione letteraria" nelle camere degli adolescenti per indagare i loro comportamenti culturali). Da queste esperienze, nasce la collaborazione con Einaudi che gli affida l'ideazione di una collana capace di attirare il mercato giovanile. Nasce così la collana "Stile Libero", della quale diventa il consulente principale. Anche questo è un successo. Tanto che, a dieci anni di distanza, la collana diviene una casa editrice parallela sia per fatturato che per rilevanza culturale.

Queste esperienze coprono un arco di tempo che arriva fino al 2002.

Altra pausa? Direi di sì. Ma stavolta la facciamo con il video dell'intervista a Ian Pearson (futurologo) che lo stesso Carlo Antonelli ha realizzato per Current Tv.

L'esperienza Rolling Stones e il "ritorno" al Cinema

Ed eccoci arrivati all'esperienza lavorativa che precede la nomina a direttore di Wired: la direzione di Rolling Stone Italia.

Nel 2003 Carlo Antonelli si trova davanti a due possibilità: dirigere l’Istituto Italiano di Cultura a Los Angeles oppure dirigere Rolling Stone. Decide di rimanere in Italia (non senza qualche punta di rimpianto) e contribuisce al rilancio del mensile che, sotto la sua guida, comincia a recuperare terreno. Il suo magazine si contraddistingue per la libertà di contenuti e di linguaggio, per l'uso delle fonti visuali e per il coinvolgimento delle grandi firme del giornalismo e della narrativa italiane. Ma non mancano certo le critiche. Resta celebre, infatti, la provocazione di eleggere Silvio Berlusconi "rockstar dell'anno 2009" che molti lettori hanno aspramente criticato.

Ma non è l'unica scelta contestata di Antonelli. Gli aficionados della rivista musicale sembrano mal digerire anche la massiccia presenza di pubblicità e, in generale, l'impronta orientata alla commerciabilità che il direttore avrebbe dato alla versione italiana del celeberrimo magazine statunitense.

berlusconi-rolling stone

Naturalmente, anche durante l'esperienza Rolling Stones accade qualcos'altro nella vita di Antonelli. Nel 2005 c'è l’esordio come attore (ecco svelato il mestiere di cui sopra) nel film "Melissa P" di Luca Guadagnino. Interpreta un professore d’italiano e ricopre anche il ruolo di produttore della colonna sonora.  L'esperienza deve averlo segnato in maniera molto positiva, giacché nel 2006 fonda la casa di produzione cinematrografica First Sun, con la quale ha prodotto "Io sono l'Amore" (sempre di Luca Guadagnino) interpretato da Tilda Swinton e presentato tra il 2009 e 2010 nei maggiori festival mondiali (Venezia, Toronto, Sundance, Berlino e altri venti) e onorato di candidature ai premi Golden Globes (miglior film straniero), Academy Awards (migliori costumi) e ai Bafta Awards (miglior film straniero).

Direi che, per il momento, con il curriculum possiamo fermaci qui e passiamo ad analizzare un aspetto affatto secondario se consideriamo il fatto che si parla del neo direttore di una delle testate tecnologica più importante d'Italia: la presenza online.

Presenza online

Almeno all'apparenza, la presenza online di Antonelli non è granché visibile e, a meno che non possieda profili blindatissimi, né Facebook né Twitter registrano alcuna attività da parte sua. L'unico profilo personale accertato è quello su LinkedIn, e -comunque- la pagina non appare molto frequentata. Di lui, però, su Facebook si parla e, volendo soprassedere sulla presenza di un gruppo che tuona: Facciamo ritirare a Carlo Antonelli quello che ha detto su Michael Jackson (anche questo decisamente poco frequentato), la maggior parte del buzz riguardante Antonelli si concentra sull'annuncio del suo prossimo passaggio a Wired.

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Conclusioni

Allora? Che cosa ve ne pare del nuovo direttore di Wired?

Certo non è facile prevedere che cosa (non) riuscirà a fare con Wired, ma se è vero che per occuparsi di tecnologia l'unico requisito davvero essenziale è un'infinita curiosità e un grande interesse per il futuro, possiamo senza dubbio concedere a Carlo Antonelli la fiducia che merita. Riservandoci di esprimere un'opinione sul suo operato solo dopo che avrà avuto il tempo di realizzare la sua visione editoriale.

Per il momento, tutto ciò che possiamo (e vogliamo) dire è "Buon lavoro direttore".

Torneremo presto ad occuparci di te. ;)

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