6 Dicembre 2011
15:13

Gioacchino La Vecchia: “Crowd4Self è un prodotto di rottura” – Intervista esclusiva

Gioacchino La Vecchia è CEO di Crowd Engineering nonché uno dei pionieri di Internet; del web che, nei primi anni ’90, andava prendendo forma per mano di uno stuolo di visionari che già ne intravedevano le potenzialità. Oggi La Vecchia lancia Crowd4Self e gioca, ancora una volta, ad anticipare i tempi.
A cura di Anna Coluccino

crowd4self

Poco più di un mese fa, CrowdEngineering ha annunciato alla CrowdConf di San Francisco il prossimo lancio di una piattaforma self-service che promette di rivoluzionare l'industria del crowdsoursing.

Gioacchino La Vecchia, CEO di CrowdEngineering afferma con assoluta convinzione che il modello Crowd4Self finirà per dettare una tendenza che, inevitabilmente, contagerà l'intero mondo industriale. "Crowd4Self lo abbiamo ideato tanti anni fa"  dichiara La Vecchia "ma abbiamo aspettato che fosse il momento giusto per lanciarlo, già ora è un prodotto fortemente innovativo se non addirittura di rottura, qualche anno fa, semplicemente, non sarebbe stato compreso".

Ma cos'è il crowdsourcing? Nient'altro che la simbiosi dei concetti di "folla" ed "esternalizzazione". In breve consiste nella decisione da parte dell'azienda di richiedere lo sviluppo di un progetto, di un servizio o di un prodotto ad un insieme distribuito di persone organizzate in una comunità virtuale. Per molti questo processo è ancora fonte di diffidenza e sospetto, ma a giudicare dalle dichiarazioni dei principali osservatori ed analisi esperti del mondo tecnologico lo stile crowd rappresenta il futuro.

E a giudicare dai successi ottenuti dal progetto Crowd4Self, seppure ancora in fase beta, sarebbe il caso di interrogarsi di più e meglio.

Crowd4Self, infatti, ha conquistato il favore di Amazon, tanto da essere integrato ad Amazon Mechanical Turk, ovvero il forum di crowdsourcing che utilizza i cosiddetti HIT (Human Intelligence Task) per consentire ai programmatori di coordinare l'uso dell'intelligenza umana al fine di eseguire operazioni che i computer non sono ancora in grado di fare. Stando a quanto dichiarato dalla vicepresidente dell'Amazon Mechanical Turk, Sharon Chiarella: "La piattaforma Crowd4Self offre alle aziende un altro modo per accedere al Mechanical Turk permettendo loro di gestire facilmente le capacità dei lavoratori e i loro livelli di esperienza al fine di garantire risultati di altissima qualità."

In buona sostanza, Crowd4Self aspira ad affermarsi ancor di più come uno degli orgogli "nostrani", ovvero come uno di quei progetti Made in Italy capaci di dimostrare al resto del mondo che i nostri connazionali non hanno nulla da invidiare ai colleghi d'oltreoceano in quanto a capacità tecnica e creativa. Quel che -purtroppo- è ancora invidiabile, è la capacità da parte degli investitori statunitensi di scommettere su idee innovative e originali e di riconoscere nel talento e nell'intraprendenza dei valori assoluti per un imprenditore che voglia definirsi tale.

Abbiamo voluto intervistare Gioacchino La Vecchia, CEO di Crowd Enginering, anche per paragonare l'universo italiano e quello USA fuori dalla solita retorica, per comprendere le ragioni del successo di Crowd4Self e, infine, per aprire qualche spiraglio di conoscenza in più riguardo la lunga carriera di un imprenditore siciliano che è riuscito a incantare la Silicon Valley.

Gioacchino La Vecchia – Intervista

gioacchino la vecchia

Crowd Engineering, di cui Crowd4Self è una diretta emanazione, è nata ad Agrigento, ha una sede a Catania ed ha visto la concretizzazione di alcuni sogni e progetti in quel di Palo Alto. In che modo queste aree geografiche hanno influito beneficamente sul processo che ti ha portato alla creazione dell’impresa? Ci racconti come sei passato dallo sviluppo dell’idea Crowd4Self alla sua realizzazione?

L’azienda nasce internazionale , abbiamo due sedi In Italia, Catania e Pisa, una in California, ognuna con aree di sviluppo peculiari. In Italia, ci concentriamo sull'elaborazione dei progetti, negli Usa diamo slancio alla parte commerciale, il tutto contribuisce a far funzionare la macchina CrowdEngineering. Crowd4Self è l’ultimo nato e rappresenta la naturale evoluzione dei processi crowdsourcing applicabili al mondo business perché rende il meccanismo fruibile su larga scala, a tutti insomma, ‘crowdsourcing available for everyone’ infatti è lo spot con cui l’abbiamo lanciato. Crowd4Self lo abbiamo ideato tanti anni fa ma abbiamo aspettato che fosse il momento giusto per lanciarlo, già ora è un prodotto fortemente innovativo se non addirittura di rottura, qualche anno fa, semplicemente, non sarebbe stato compreso.

La tua è un’esperienza lunghissima che muove i primi passi insieme al primo browser, quello di Tim Berners-Lee, lo stesso che ha consentito l’accesso a tutto quanto esiste oggi in rete. Cosa ricordi di quella prima esperienza? Hai un aneddoto da regalarci?

Mi ricordo un gran fermento. Quello che oggi è scontato allora era tutto da inventare: eravamo i veri pionieri del Web. Per fare un esempio, non c’era allora un archivio di immagini da utilizzare per i primi siti web, così pensai di realizzarlo e nacque l'Icon Browser, Tim Berner-Lee lo notò e lo recensì tra gli strumenti da poter utilizzare per la costruzione dei siti web nella sua guida alle risorse Web. Ma ricordo anche le discussioni infinite con il team del Mosaic, il nonno di Firefox. Discutevamo di cosa mancava, di cosa si poteva aggiungere… E i personaggi di allora oggi sono quasi tutti nomi molto famosi che hanno costruito il successo del Web e di Internet.

mosaic

Quand’è stata la tua prima volta in Silicon Valley e che effetto ti ha fatto arrivare nella capitale dell’innovazione tecnologica? 

Una strana sensazione la Silicon Valley. Fin dalla prima volta andarci è stato come attivare una serie di ricordi confusi, quasi reminiscenze, insomma: era come se ci fossi stato già in precedenza, tale è stato fin da subito il feeling con quell'ambiente.  Ho avuto l'occasione di visitarla durante la prima ondata di Internet e ci sono ritornato di continuo. Da un paio di anni ci passo metà del mio tempo.

Come funziona un incontro tipo con gli investitori d’oltreoceano?

È una partita a Poker. C'è una parte dell'incontro che è come una liturgia, sempre eguale, e un'altra parte dove ci si sfida, si mette alla prova la "fame" di successo dell'imprenditore e il reale interesse dell'investitore. Come in alcuni sport, è consigliabile fare degli incontri di allenamento con i fondi di investimento con cui non si ha reale interesse a collaborare per capire come gestire queste riunioni. Poi appena ci si sente pronti si può cominciare con i primi della lista. Gli stili sono molto diversi, i californiani ad esempio differiscono molto dagli investitori di Boston o New York.

In che fase è lo sviluppo di Crowd4self? Quale sarà il prossimo step e come ti aspetti reagisca il mercato?

Crowd4Self sta per diventare disponibile a tutti presto. Attualmente è in Beta, stiamo testando con alcuni volontari le prime applicazioni e mettendo a punto il sistema in maniera da potere essere pronti per il grande pubblico. Abbiamo da poco integrato Amazon Mechanical Turk, il portale del lavoro di Amazon, permettendo la collaborazione con la piattaforma Crowd4Self. Altri accordi di questo tipo sono in arrivo presto in maniera da mettere a disposizione dei nostri utenti la migliore forza lavoro disponibile sul pianeta.

Come sei riuscito a conquistare la prestigiosa parternership con Amazon?

Amazon è un'azienda fantastica, la conoscevo solo come mio pusher ufficiale di libri high tech ma vedendola dall'interno è ancora più sorprendente. Riesce ad innovare partendo dai propri punti deboli. Ci siamo trovati subito. Sicuramente il fatto di essere stati selezionati come Cool Vendors nelle soluzioni Social e Collaborative da parte degli analisti di Gartner e altri riconoscimenti simili ci hanno dato molta visibilità, ma fin dal primo contatto abbiamo subito capito che Crowd4Self era la naturale estensione dei servizi Amazon. Vedremo presto questa alchimia informatica in azione, e sono convinto che sarà molto apprezzata dagli utenti.

In che modo tutto ciò che è crowd rappresenta il futuro dell’impresa? Oltre alle moltissime opportunità che il modello crowd offre, esistono dei rischi?

In un modo molto semplice, attraverso la possibilità di usufruire del potenziale infinito della folla, de ‘the wisdom of the crowd’ , delle differenti caratteristiche di infinite persone di cui si può usufruire senza doversi spostare, con un notevole abbattimento dei costi di gestione. Tutto questo attraverso un sistema che gestisce il processo lavorativo, di customer management o di gestione del workflow nel caso di Crowd4Self.  I rischi risiedono, come spesso succede, nella non sufficiente preparazione di alcune aziende. Magari si lanciano sul crowdsourcing ma lo fanno male perché non esperte o perché mal consigliate. Aprire le porte dell'azienda è sicuramente un'opportunità che presto diventerà una necessità, ma bisogna farlo in maniera integrata con le strategie aziendali. Non si tratta di lanciare il concorso per il nuovo logo ma di trasformare e migliorare i processi aziendali traendo vantaggio dall'elemento sociale oggi alla portata di tutti. Noi abbiamo lavorato per mitigare questi rischi e rendere più semplice e trasparente l'ingresso delle aziende in questo mondo anche se non hanno super esperti a consigliarne le strategie.

Qual è, a tuo avviso, la città italiana in grado di esprimere -sebbene in formato ridotto- le medesime aspirazioni della Valley californiana e perché?

Domanda semplice, sono quelle in cui abbiamo stabilito le nostre sedi. Catania dove c'è una generazione di giovani esperti e con gran voglia di fare e costruire. Abbiamo visto negli anni tanti tentativi di lanciare il lavoro al Sud. In un anno ho visto emergere gruppi di discussione, eventi continui, e nelle università i ragazzi cominciano a ragionare su quali linguaggi e tecnologie investire per essere pronti al mondo del lavoro. E poi di sicuro Pisa, dove l'Internet italiana è nata e dove c'è un tessuto di aziende incredibile. Professionalità di livello internazionale. Basterebbe fare un poco sistema, cosa che gli americani sanno fare benissimo, per innescare meccanismi simili a quelli che hanno reso la Silicon Valley la meta obbligata degli imprenditori di tutto il mondo.

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