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I giganti della Silicon Valley stanno scaricando le nuove tasse europee sui cittadini

In reazione alle nuove tasse sui servizi digitali varate da alcuni Paesi europei tra i quali anche l’Italia, aziende tecnologiche come Google, Apple e Amazon stanno scaricando i costi delle imposte sulle spalle dei loro partner diretti, che a loro volta le scaricheranno su quelle dei cittadini.
A cura di Lorenzo Longhitano
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Da tempo ormai sono diversi i Paesi intenti a risolvere il problema della tassazione dei giganti tecnologici, che realizzano profitti elevati ovunque operino senza però restituire alle relative comunità quanto i governi pensano sia giusto fare. Al momento però gli sforzi di queste istituzioni non sembrano sortire effetti particolarmente significativi: lo sottolinea il caso del Regno Unito dove Apple, Google e Amazon hanno reagito a nuove tasse imposte nel Paese aumentando semplicemente il costo dei loro servizi e passando così il rincaro al consumatore o all'utente finale.

La tassa era stata annunciata nel 2018, con lo scopo di prelevare il 2 percento dei ricavi generati dalle aziende attive nel campo dei servizi digitali e un'entrata in vigore prevista proprio quest'anno. Nel corso dell'ultimo mese però i tre colossi hanno tutti annunciato che avrebbero ritoccato di conseguenza l'offerta di alcuni dei loro servizi più popolari: i guadagni per gli sviluppatori che vendono software sull'App Store di Apple saranno decurtati, i costi degli annunci sulla piattaforma Google Ads e su YouTube aumenteranno e parecchi servizi offerti da Amazon ai rivenditori di terze parti subiranno dei rincari.

Da una parte le misure adottate hanno il solo scopo di compensare le perdite previste in conseguenza alla nuova tassa e non colpiranno direttamente i cittadini. D'altro canto però saranno inevitabilmente loro a farne le spese, perché chi commercia con questi colossi difficilmente vorrà sostenere il costo di una tassa destinata a questi ultimi. Avviene nel Regno Unito come avviene in tutti gli altri Paesi, compreso il nostro che nel 2020 ha introdotto una simile tassa del 3 percento.

La posizione di queste aziende del resto è chiara: i governi dovrebbero trovare un accordo di tassazione internazionale anziché applicare imposte in modo unilaterale; fino a quando questo non avverrà, la risposta rimarrà probabilmente la stessa. Il problema è che le aziente tech statunitensi sanno bene come la veda il loro Paese sul tema. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump è arrivato a minacciare ritorsioni nei confronti di qualunque soggetto minacciasse di alzare la tassazione imposta ai colossi della Silicon Valley; le probabilità che gli USA si siedano a un tavolo comune proprio a questo scopo non sono alte.

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