La Francia contro i colossi del web: parte la nuova tassa

Quello che si accinge a concludersi è stato un anno di crisi quasi per tutti, eccetto che per una categoria di aziende che dal lockdown e dal distanziamento sociale imposti dal coronavirus stanno invece prosperando. Sono i grandi colossi del panorama tecnologico, tra i quali figura anche Amazon, che a partire da quest'anno dovranno però iniziare a versare al fisco francese una parte degli introiti realizzati sul territorio transalpino. Lo ha dichiarato il governo francese, confermando che la già annunciata web tax per i colossi del digitale nel mondo sarà prelevata già dal 2020 — anche se le speranza resta quella di ideare un sistema europeo di prelievo da attivare già nel 2021.
La web tax in partenza a Parigi è una imposta del 3 percento sul fatturato di tutte le aziende dell'online che svolgono attività sul territorio nazionale e il cui fatturato supera i 750 milioni di euro. A combaciare con l'identikit non sono molti soggetti; tra questi, i più noti e abbienti sono gli appartenenti al gruppo dei cosiddetti Gafa — acronimo che deriva proprio dalle iniziali di Google, Amazon, Facebook e Apple. Il governo francese ha annunciato di aver già inviato a queste aziende gli avvisi per il versamento degli acconti dovuti per il 2020, ai quali dovrà seguire il saldo nel 2021.
In realtà i colossi del web già pagavano quanto dovuto secondo la legge. Il cambio di passo del governo francese mira però a far sì che queste aziende paghino con più precisione in relazione a quanto guadagnano nel Paese, mentre con il regime fiscale ancora in vigore altrove hanno margine per far risultare la maggior parte dei profitti in luoghi dove la tassazione è più vantaggiosa. Si tratta di operazioni legali che però, secondo i calcoli di molti esperti, privano di miliardi di euro le casse dei governi dove queste aziende realizzano profitti miliardari.
Con la web tax, la Francia mira a cambiare le cose, non senza aver generato una serie di incognite: l'ipotesi di attivare la nuova imposta aveva già provocato l'ira del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, mentre alcune delle aziende nel mirino avevano già anticipato che davanti a una nuova tipologia di tassazione avrebbero iniziato a scaricare l'onere delle nuove imposte sui prezzi praticati ai clienti. Il tutto avviene mentre i Paesi dell'Unione Europea si muovono in maniera scomposta sullo stesso percorso, tra pionieri e attendisti. L'ideale sarebbe invece — come auspicato anche dal governo francese proprio in queste ore — che l'intera Unione insieme agli altri Paesi dell'OCSE arrivassero a una intesa comune su come tassare queste multinazionali in modo efficace per tutti.