In Francia è stata avviata un'inchiesta nei confronti di Apple per fare luce su un eventuale caso di "obsolescenza programmata" legata ad alcuni modelli di iPhone. L'inchiesta è portata avanti dalla Procura di Nanterre in seguito alla denuncia dell'associazione "Alt all'obsolescenza programmata" (Halte à l'obsolescence programmée). L'associazione accusa il colosso di Cupertino di aver intenzionalmente immesso sul mercato prodotti con una durata limitata "programmata" per indurre gli stessi consumatori all'acquisto di nuovi dispositivi. Si tratta di un'indagine inedita per la Francia e si basa su una legge che configura come reato quello di ridurre intenzionalmente  la durata di un prodotto per indurre i consumatori ad acquistarne di nuovi.

Sta facendo molto discutere in Francia l'indagine aperta nei confronti di Apple in seguito alla denuncia di una associazione di consumatori, Halte à l'obsolescence programmée, secondo cui il colosso di Cupertino mette in atto una "obsolescenza programmata", nel senso che i prodotti immessi sul mercato sono intenzionalmente programmati per durare poco in modo da indurre i consumatori ad acquistarne di nuovi. Una situazione che, secondo il diritto francese, configura un reato, quello su cui la Procura di Nanterre a avviato l'indagine. All'indagine lavora anche il "Servizio investigativo nazionale della Direzione generale della concorrenza, degli affari dei consumatori e del controllo delle frodi", (DGCCRF), che ha definito, senza tanti giri di parole, l'azione, eventualmente commessa dal colosso di Cupertino, come una frode.

La stessa associazione ha anche riferito che questa francese per la Apple è la terza indagine sullo stesso argomento. Infatti, se per la Francia si tratta della prima volta in assoluto, Israele e Stati Uniti hanno già avviato, a loro volta, un'indagine sul presunto reato. Il rischio che corre Apple è una forte pena pecuniaria, fino al 5 percento del fatturato annuo, e, addirittura, anche alla pena detentiva. HOP non è la prima volta che procede a denunce di questo tipo, in passato ha preso anche di mira aziende come HP, Epson, Canon e Brother per aver intenzionalmente immesso sul mercato cartucce a vita ridotta.

Nei giorni scorsi la stessa Apple aveva chiesto scusa per via del rallentamento dei dispositivi. Si è trattata di una ammissione, ma la motivazione non è quella di indurre i consumatori ad acquistare nuovi prodotti, ma, invece, quella di "preservare i dispositivi e provare a farli resistere per più tempo". Vedremo nelle prossime settimane, e nei prossimi mesi, come evolverà l'indagine francese.