Imparare giocando, ma soprattutto apprendere applicandosi in prima persona. In un periodo nel quale applicazioni e servizi stanno letteralmente esplodendo in tutto il mondo e la richiesta è ai massimi livelli, è fondamentale che il lavoro di programmatore venga spinto anche dalle istituzioni. Così non deve stupire se nel quartiere londinese di Wandsworth il coding viene insegnato già dalle elementari, mettendo i ragazzini davanti a problematiche da risolvere attraverso la programmazione. L'idea nasce in collaborazione con Intel e punta a far comprendere ai giovani studenti le dinamiche di causa ed effetto, input e output che governano la programmazione di dispositivi e software.
Si inizia alle elementari, quindi, ma si prosegue anche durante medie, liceo ed università. È il progetto Digital SchoolHouse del governo londinese, una proposta basata sulle molteplici possibilità offerte nel campo IT dalla capitale inglese. Si parte dall'essere studenti e partecipare alle lezioni per poi, durante il liceo, avere la possibilità di consolidare le proprie conoscenze insegnando proprio ai giovani studenti delle elementari all'interno di workshop della durata di un'ora che si svolgono nei licei. Laboratori che in questo modo vanno a formare la prossima ondata di sviluppatori del mondo iperconnesso in cui viviamo.
Si parte dall'utilizzo di dispositivi semplici e facilmente programmabili, che consentono agli studenti di approcciarsi con facilità al mondo della programmazione attraverso il gioco, in modo da arrivare preparati a progetti più complessi da svolgere nel corso delle scuole secondarie. "Il progetto funziona perché consente agli studenti di sviluppare soluzioni create da loro, realizzando i dispositivi e facendoli funzionare" ha spiegato Jennifer Osodo, una delle docenti coinvolte nel progetto. "Vogliamo creare una generazione di programmatori e non solo di consumatori di tecnologia".