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Mediaset e Confalonieri accusano il Web

Il presidente di Mediaset, Federico Confalonieri, mette alla berlina internet perché deruba materiali e contenuti dalla televisione ed afferma l’esistenza di una profonda “asimmetria molto dannosa”.
A cura di Giovanna Di Troia
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Il presidente di Mediaset, Fedele Confalonieri, all’assemblea degli azionisti per discutere delle cause intentate all’azienda, delle sue difficoltà e della creazione di una strategia futura, sostiene ed afferma che esiste una profonda “asimmetria molto dannosa” per quel che riguarda la regolamentazione che coinvolge internet e la televisione. Se nel primo caso regna la totale autarchia e l’inesistenza di qualsiasi legge o forma di controllo, per la tv si esagera dal versante opposto, infatti a tal proposito Confalonieri dichiara: “vi è una pesante ingerenza degli organi di regolamentazione”.

Inoltre il vertice Mediaset mette alla berlina internet perché deruba materiali e contenuti dalla televisione, andando a ledere la violazione d’autore, la remunerazione dei diritti e l’esclusiva. In pratica per Mediaset e per Confalonieri il web è un vero e proprio galeone ricolmo di pirati pronti a tutto e mali ostinati nei confronti della “scatola magica”. Nel corso di tale assemblea si parla così male del web, eppure, sebbene in controtendenza rispetto ad altre ordinanze giudiziarie, Mediaset ha anche vinto la causa intenta contro Google, in quanto il tribunale di Roma dispone la cancellazione di tutti i video che contengono frammenti della trasmissione televisiva il  “Grande Fratello”.

Ed il presidente Confalonieri rincara ulteriormente la dose sostenendo che, secondo il suo punto di vista, è incomprensibile ed assurdo, ma esiste una politica a favore della telecomunicazioni che va a ledere pesantemente il mondo della televisione. In particolare, su questo punto fa riferimento all'asta per le assegnazioni delle frequenze disponibili della banda larga da 800 Mhz, richiesto dal Consiglio dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom), presieduto da Corrado Calabrò.

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