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Questo Paese vuole vietare Facebook ai cittadini

Per il governo locale, vietare l’uso del social network nei confini servirà a preservare l’unità nazionale, evitando il diffondersi di diffamazione e odio online, ma per i critici si tratta solamente di un atteggiamento di facciata che nasconde il tentativo di silenziare gli oppositori sui social.
A cura di Lorenzo Longhitano
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Non c'è dubbio che Facebook possa essere considerata una piattaforma divisiva dove odio e fake news si diffondono in modo virale con la velocità di un video di gattini, ma l'approccio scelto dal governo delle Isole Salomone sta attirando critiche anche da aziende come Amnesty International: lo stato insulare dell'oceano Pacifico ha infatti manifestato la sua intenzione di tagliare fuori il social network dai propri confini, impedendo ai residenti di accedervi.

L'entrata in vigore del provvedimento è già in programma, ma da quando è stata annunciata ha provocato reazioni contrastanti sia nel Paese che da parte degli osservatori esterni. Da una parte infatti la motivazione ufficiale alla base della proposta ha infatti un suo senso e risuona con molte delle critiche mosse a Facebook nel corso degli anni: il primo ministro Manasseh Sogavare ha affermato davanti al parlamento del Paese che "Il cyberbullismo su Facebook si è diffuso ampiamente, le persone vengono diffamate da utenti che usano nomi falsi e la reputazione di onesti cittadini può finire distrutta in pochi minuti", tanto che Sogavare è arrivato addirittura ad affermare che il blocco di Facebook si sia reso necessario per preservare l'unità nazionale,

Per molti però la sua passione per la causa nasconde motivazioni ulteriori rispetto alla tenuta sociale del Paese. Gli oppositori di Sogavare lo accusano da tempo di aver disposto indebitamente degli aiuti economici giunti dall'estero per aiutare le Isole Salomone ad affrontare l'emergenza coronavirus, e il timore è che spegnendo un megafono come Facebook il primo ministro intenda in realtà silenziare le critiche sull'amministrazione del Paese. L'iniziativa del resto è nata in seguito ad attacchi social subiti da alcuni membri della squadra di governo, ed è stata accolta dall'opposizione di Amnesty International.

Per l'organizzazione non governativa bloccare improvvisamente l'uso del social minerebbe lo svilupparsi di un dibattito politico all'interno del Paese e si configurerebbe come una violazione della libertà di espressione difesa dalla sua costituzione. Non solo: in un periodo di pandemia come quello che sta attraversando tutto il mondo, la circolazione di informazioni su Covid-19 rischierebbe di mettere a repentaglio le vite dei cittadini.

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