Affatto decisive, ma in parte sostanziali, le modifiche apportate al regolamento sul copyright. La magistratura riacquisisce i poteri che le sono propri, ma per i "trasgressori" arrivano multe salatissime: fino a 250.000 euro.

Passa da due a dieci giorni il periodo di durata del contraddittorio tra Agcom e il sito "inquisito", se Agcom lo riconoscerà colpevole, il sito avrà venti giorni (prorogabili di ulteriori quindici) per rimuovere il contenuto. In caso di rifiuto, il sito sarà multato fino a 250.000 euro. In ogni caso, se non altro, il sito potrà sempre ricorrere presso Tar del Lazio.

Queste le sole novità, per il resto vendiamo rispettate in pieno le logiche in base alle quali il documento è stato partorito; logiche che nulla hanno a che vedere con l'interesse collettivo ma solo con il desiderio di sedare l'avanzata del nuovo medium, eliminando la "concorrenza" e trasformandolo in un vago e scolorito ologramma della televisione tradizionale.

Si macchiano della colpa di ammalare la cultura e la sua libera diffusione anche i molti artisti che, in queste ore, si sono pronunciati a sostegno dell'autorità (tra loro Claudio Baglioni, Gigi D'Alessio, Francesco Facchinetti, Enrico Ruggeri… ma anche artisti notoriamente più sinistrorsi come Carmen Consoli) non comprendendo quanto poco questa delibera giovi agli autori e ai piccoli esercenti (praticamente nulla, ma se ne accorgeranno solo poi…) e quanto invece sia stata creata per difendere i poteri forti e gli interessi finanziari di chi, da anni, lucra sul lavoro degli artisti e sulle loro opere infinitamente più dei cosiddetti "pirati informatici".

I "pirati informatici" non sono altro che un'invenzione letteraria, degna di un Salgari 2.0 -così come sottolineato ieri dal grandissimo Richard Stallman, tra i principali esponenti del movimento software libero. A questi "pirati" è stata assegnato ogni genere di colpa, sono il punchball di quanti -affetti tra tracotante ignoranza, virus letale per l'apparato neuronale- si scagliano contro il "saccheggio delle opere d'ingegno" non comprendendo che nessuno tra coloro che osteggiano la delibera è contro il diritto d'autore tout court. Nessuno ritiene che le opere d'ingegno non vadano tutelate. Nessuno. Semplicemente, questa delibera non è interessata a tutelarle. Tutela altri interessi, apre la porta alla possibilità di censurare contenuti scomodi o "sgraditi" ai potenti, non porta nessun vantaggio ad autori, videonoleggatori e artisti indipendenzi. Anzi.

La supposta crisi dell'industria cinematografica (andate e a guardare i dati relativi agli introiti dell'industria dal 2000 al oggi e scoprirete che non esiste nessuna crisi…) e la "morte del mercato musicale" (che invece vive allegramente, così com'è sopravvissuto al'invenzione delle musicassetta, pure lei osteggiata alla nascita, e ora rimpianta…) sono un falso storico. Gli unici a rimetterci dalla condivisione della cultura sono i distributori, coloro che detengono il diritto di distribuzione e non coloro che detengono il diritto morale, a favore dei quali mille soluzioni sono state proposte, ma nessuna è stata accettata perché ai lobbisti non conviene.

Se esiste un assassino dell'industria culturale, questo ha il volto delle major, che salassano gli autori intascando gran parte degli introiti.

Qualcuno svegli questi artisti e dica loro che Agcom non si batte per loro, non sta difendendo loro ma gli interessi delle lobby e che il progresso non ha mai ucciso nessuno, solo spinto verso il cambiamento che non è aprioristicamente definibile come "migliore" o "peggiore", è solo diverso.

Intanto, nessun commento arriva ancora dai maggiori animatori della protesta contro Agcom che, ieri sera, hanno dato vita a una bellissima manifestazione (di cui potete leggere qui una cronaca minuti per minuto). Unica eccezione, il commento che fa capo ad Antonio Di Pietro, leader dell'Idv che accusa l'Autority di porre "un bavaglio alla Rete, unico baluardo della democrazia in questi tempi bui e strumento fondamentale che ha veicolato le informazioni sui referendum. Ha confermato ancora una volta di non essere fuori dal gioco ma di farne parte. Anche per questo occorre rivedere la composizione e la natura stessa di questo organo che potrebbe essere costituito da un garante unico e indipendente dalla politica".

Durante La Notte per la Rete, moltissimi autori, politici, giornalisti e semplici cittadini si sono ritrovati in compagnia di quanti hanno seguito l'evento via streaming (oltre 76.000 persone) per dire no a questa delibera. L'Agcom ha tirato sostanzialmente dritto, accogliendo solo le istanze che meno intaccavano gli interessi diretti delle lobby, e questo perché non era nel suo interesse proteggere il "bene comune".

Non essendo affatto l'Autorità indipendente che dovrebbe essere – infatti- deve rispondere a dei "padroni" e i padroni hanno parlato chiaro: la delibera s'ha da fare. E loro l'hanno fatta. Rispettandola pienamente nella sua sostanza. I padroni sono stati accontentati. Non dimentichiamo, infatti, che la richiesta che ieri era arrivata con forza da politici, cittadini e artisti era quella di una moratoria sulla delibera, e non la modifica di alcune sue parti.

Ma ad Agcom non importa di tutti quei cittadini che hanno firmato la petizione (quasi 219.000, in questo momento, le firme su Avaaz), non importa degli avvocati, dei tecnici e dei giuristi che l'hanno messa in guardia dal rendersi esecutrice di questo obbrobrio democratico. Persino l'avvocato Fulvio Sarzana, tra i primissimi a segnalare l'abuso di potere di Agcom, per ora si limita a comunicare quanto segue. E anche noi, mestamente, chiudiamo così, con le sue parole. Preparandoci, però, a dare battaglia, perché non finisce qui.

L’AGCOM approva oggi 6 luglio  lo schema di regolamento sul diritto d’autore con i voti di tutti i Commissari tranne quelli del Commissario Nicola D’Angelo e l’astensione del Commissario Michele Lauria.

Il Commissario Gianluigi Magri, contrariamente a quanto era circolato nei giorni scorsi, riprende il ruolo di relatore e firmerà il provvedimento.

All’interno del Provvedimento tutti i meccanismi di rimozione selettiva già annunciati e l’inibizione in casi di siti esteri all’accesso dei cittadini italiani che verranno segnalati ai provider italiani.

Nel caso dei siti esteri non si tratterebbe di un’ordine impartito ai sensi del codice delle comunicazioni elettroniche per i provider ma di un “warning”.

Dopo alcuni warning l’Autorità si rivolgerà  alla Magistratura.

Il testo viene ora messo in consultazione per un periodo di 60 giorni.

Il periodo di contraddittorio è esteso a 15 giorni.

L’Autorità inoltre invierà una segnalazione al Governo al fine di far predisporre una norma  relativa all’ estensione di potere al fine di esercitare direttamente poteri inibitori.