4 Luglio 2011
16:00

Tutti contro Agcom: l’indignazione è bipartisan, e la lotta pure

Quando un provvedimento è così largamente contestato, il Dubbio sulla sua validità dovrebbe insinuarsi in chiunque. L’Agcom non sta agendo nell’interesse collettivo e la delibera non porterà alcun vantaggio né agli autori, né agli esercenti. Vi diciamo perché e vi diciamo anche quanti, in Italia, la pensano come noi.
A cura di Anna Coluccino

Dal presidente della Camera dei Deputati Gianfranco Fini che afferma "se si mettono troppi paletti alla fruizione delle informazioni e dei contenuti che circolano, anche questi ultimi rischiano di perdere valore", al Ministro della Gioventù Giorgia Meloni che rincara "non si combatte offrendo la censura come unica risposta, ma garantendo un'offerta legale e adeguando gli strumenti in difesa del diritto d'autore alle nuove realtà con cui la rete impone di fare i conti" sembra proprio che neppure all'interno della maggioranza di governo ci sia grande entusiasmo per la delibera Agcom in materia di diritto d'autore online; il centrosinistra, dal canto suo, è pressoché unanime nella sua condanna: da Antonio di PietroPierluigi Bersani sono molti gli strali lanciati all'indirizzo dell'Agcom, colpevole -secondo i più- di farsi scudo della "difesa di un'industria culturale in agonia" per proteggere i poteri forti e gli interessi delle lobby.

Infatti, secondo quanto scrive l'avvocato Giovanni Maria Riccio (e come anche noi sosteniamo da sempre):

[…] Un esempio è dato dal mercato cinematografico: per anni abbiamo assistito, prima dell’inizio delle proiezioni, ad una pubblicità “terroristica”, nella quale si tentava di dimostrare che duplicare illecitamente un film equivarrebbe a rubare. Dopo qualche anno scopriamo, grazie a statistiche fornite dagli stessi titolari dei diritti d’autore, che il mercato cinematografico è in crescita e che i maggiori frequentatori dei cinema sarebbero proprio i “pirati”.

Né di grande ausilio sono i dati del mercato della musica. Un mercato che, più di ogni altro tra quelli interessati dal diritto d’autore, è stato profondamente sconvolto dall’avvento di internet: non solo per il peer-to-peer (fenomeno peraltro in forte calo), ma per le modalità di fruizione delle opere discografiche. Un mercato, però, che è stato lentissimo nel recepire le novità e che ha continuato a ragionare secondo vecchi stereotipi: il lancio post-sanremese del disco in un mondo in cui i più giovani sono cresciuti con le playlist. Le barricate contro la pirateria mentre i più avveduti offrivano il proprio disco al prezzo deciso dagli acquirenti (Radiohead, che appena qualche mese dopo hanno lanciato una versione differente con bonus tracks e contenuti aggiuntivi) ovvero consentivano ai propri fan di comporre a loro piacimento il disco, facendo scegliere una dozzina di brani all’interno di una quarantina in offerta (Kaiser Chiefs).

Una discussione seria, non dettata da logiche strumentali e dalla necessità di difendere aprioristicamente e oltranzisticamente determinati interessi dovrebbe considerare questi aspetti e non innalzare steccati verso un mondo che, inevitabilmente e con buona pace delle case discografiche, è cambiato. […]

Giacché non è nostra intenzione strumentalizzare il discorso dell'avvocato Riccio offrendone solo un estratto, segnaliamo come, in molti punti del suo intervento, l'avvocato inviti a una generale moderazione dei toni, tesa a scansare il pericolo del muro contro muro.

“Il dubbio è uno dei nomi dell'intelligenza. ”
Jorge Luis Borges

Ma non sono solo il mondo della politica e quello dell'avvocatura a offrire giudizi quasi unanimi contro la delibera Agcom, anche il mondo del giornalismo specializzato sembra avere le idee piuttosto chiare, e non parliamo certo di commentatori barricaderi ma di apprezzati uomini dal giudizio moderato quali -ad esempio- Luca De Biase e Massimo Mantellini che dichiarano, rispettivamente, l'uno il proprio scetticismo nei confronti di quelle che chiama "lobby antipirateria" l'altro la propria sfiducia nell'atteggiamento e nelle parole di Corrado Calabrò, presidente dell'Agcom.

Come se non bastasse, persino l'ex Garante per la Privacy, Stefano Rodotà, nel corso di un'intervista a Radio Uno ha dichiarato:

[…] Ormai quando si guarda alla rete il vecchio schema del diritto d'autore non funziona più. Oggi nel mettere in rete un proprio contenuto non è come se si mettesse un libro in libreria… Magari si parte da quell'elemento per condividere contenuti e finire per dare origine a un altro tipo di creatività… Quindi bisogna considerare che queste regole tutte modellate sulla vecchia idea del diritto d'autore non possono funzionare più. […]

Per non parlare, poi, della posizione di Nicola D'Angelo, ex commissario Agcom, sollevato dal proprio ruolo di relatore per la delibera in questione proprio perché l'unico -all'interno dell'Autorità- a contrastare i desideri delle lobby e a interessarsi dei diritti dei naviganti.

Chiariamolo subito: qualcuno che ancora sostiene questa scellerata delibera e che -addirittura- la ritiene equilibrata e necessaria c'è. Non si tratta di un fronte granché nutrito ma esiste, e possiamo suddividerlo in tre sottogruppi:

  • coloro che traggono un vantaggio "diretto" (politico o economico che sia) dall'approvazione della delibera;
  • coloro che ancora credono alla balla del "lo facciamo per gli autori, per i poveri, piccoli esercenti ormai ridotti alla fame e per la morente industria cinematografica" (che non è affatto morente ma è -anzi- in netta crescita);
  • coloro che fingono di non capire per puro spirito di contraddizione.

Degli ultimi non ci occupiamo perché amiamo ragionare lucidamente e non ci piace l'atteggiamento da "tifoso", ovvero quello che caratterizza l'adesione cieca, inamovibile e incapace di esercitare la nobile professione di dubbio (e non di fede); i primi non aspiriamo a convincerli della giustezza delle nostre argomentazioni, perché non li consideriamo affatto liberi nel giudizio e chiaramente guidati da interessi di casta e/o personali.

Noi (intendendo con "noi" chiunque si riconosca nelle seguenti affermazioni) non apparteniamo ad alcuna casta né siamo guidati da interessi economici, semplicemente vorremmo poter dialogare con le istituzioni su quanto è necessario fare per proteggere il lavoro degli autori e su quanto è necessario fare, invece, per difendere il diritto degli internauti alla libera circolazione della cultura e a un'informazione priva di condizionamenti e forzature. Vorremmo che la discussione sul diritto d'autore fosse portata avanti da persone libere da condizionamenti, lucide e consapevoli di vivere in un mondo che è "altro" da quel che era negli anni '40 e da legislatori consapevoli che la materia del copyright DEVE andare incontro a cambiamenti che siano adeguati ai tempi e ai bisogni nuovi di un mondo che è nuovo.

“Si parla tanto del bello che è nella certezza; sembra che si ignori la bellezza più sottile che è nel dubbio. Credere è molto monotono, il dubbio è profondamente appassionante.”
Oscar Wilde

L'universo dei "diritti" si è ampliato e persino l'ONU si è pronunciata, seppur con una semplice relazione, sulla necessità di considerare l'accesso ad Internet un diritto universale dell'uomo, superiore a qualunque interesse economico-finanziario, personale, politico. Alla luce di tutto questo, è doveroso smettere di proteggere gli interessi dei potenti e dei lobbisti, travestendoli da interessi collettivi legati alla cocente tematica dei piccoli operatori che rischiano il lavoro, e cominciare a guardare il problema da un'altra prospettiva. È indubbio che le videoteche e i negozi di dischi stiano chiudendo e che svariate centinaia di persone stiano perdendo il lavoro, ma lasciare che queste persone credano che la colpa ce l'hanno i cosiddetti "pirati informatici" e che questa delibera potrà ridare loro ciò che hanno perso è un arzigogolo concettuale (falso) che ha del criminale.

I "supporti fisici" scompariranno nel giro di una decina d'anni. CD e DVD non rappresentano più una risposta alle esigenze della contemporaneità, sono vecchi, ormai in disuso e le nuove generazioni non se ne servono più. E questo non perché "scarichino illegalmente da Internet," ma perché ad essere venduti (o noleggiati) sono i file, non i supporti.

Dei film, delle serie Tv e della musica si fruisce attraverso il web, lo si fa anche a pagamento, e questo non cambierà.

Ed è proprio questo genere di fruizione che la delibera vuole difendere. Vuole difendere gli introiti economici delle major, consentir loro di "fare il prezzo" senza dover concorrere con chi offre gratuitamente alcune opere. Vuole, poi, proteggere i vecchi media, rendere il web politicamente più controllabile e rinvigorire le vecchie logiche dell'inserzionismo pubblicitario, non intende certo proteggere i piccoli esercenti!

Qualcuno dovrebbe dire ai piccoli esercenti che le case di produzione musicale e cinematografica hanno già dei negozi online, hanno già stretto accordi per la vendita e il noleggio di film, musica e serie TV online, lasciare che proprietari di videoteche e negozi di dischi credano che tutto questo possa cambiare è crudele. Il progresso miete sempre delle vittime, ci sono "cose" che invecchiano, come gli abiti, e così come -oggi- pochissimi comprerebbero un pantalone a zampa di elefante perché semplicemente non è più di moda, pochi si recano in videoteca ad affittare un DVD e nessuno può farci niente. È il pubblico a decidere cosa comprare e come farlo. Imporre un modus per legge sarebbe come obbligare tutti a indossare mocassini perché, altrimenti, le fabbriche che producono quel tipo di scarpa rischiano il fallimento. Bisognerebbe, invece, trovare il modo di reinserire quei produttori e quegli esercenti nel mercato del lavoro, suggerendo loro delle soluzioni concrete, più adeguate ai cambiamenti dell'epoca e non paventando falsi miracoli.

Nessuna delibera potrà mettere "fuori legge" il download legale. E cosa cambia a chi affitta DVD o vende dischi se il download è legale o illegale? Per caso la delibera prevede che una percentuale degli introiti dal download legale venga ripartita tra i venditori e i noleggiatori delle opere su supporto fisico? Non mi risulta.

E allora perché non lottare tutti insieme perché la regolamentazione del diritto d'autore sia quanto più possibile condivisa? Perché non smettiamo di fare il "loro" gioco attaccandoci l'un l'altro nella più classica (e tristissima) guerra tra poveri che tanto giova ai potenti?

Non facciamoci infinocchiare. Non crediamo a chi vorrebbe farci credere che ci sono da un lato i ladri che chiedono di delinquere indisturbati e dall'altro i derubati che chiedono giustizia. Gli unici fronti possibili sono quello dell'interesse collettivo e quello dell'interesse di casta che riguarda i pochissimi che hanno qualcosa da guadarci. Questi sono gli unici schieramenti possibili, ma noi non vi chiediamo di crederci e basta. Vi chiediamo di informarvi, di leggere la delibera, i pareri degli avvocati e dei giuristi e di aggiungerci una buona dose di dubbio e spirito critico, lasciando da parte slogan, preconcetti e paura.

Con la definizione di una giusta remunerazione per gli autori e l'invenzione di modelli contemporanei in grado di riassorbire quanti (a causa del progresso) hanno perduto il lavoro, tutti avremo di che guadagnarci. La sala cinematografica (così come il concerto Live) conserverà la sua sempiterna attrattiva e l'industria culturale -in generale- non subirà alcun collasso a causa del millantato "saccheggio indiscriminato delle opere". Semplicemente, la cultura sarà più libera e accessibile, le persone saranno più informate e l'arte sarà a disposizione di tutti. Qualcuno, sarà meno ricco (e il qualcuno non sarà certo "l'autore", che ha tutto l'interesse a che la sua opera venga diffusa e conosciuta dai più una volta stabilita -con giudizio- la logica della sua compensazione) ma i vantaggi riguarderanno tutti.

Non lasciamo che sterili dibattiti interni ci distolgano dalla protezione dei beni comuni che, in questo caso, sono arte e cultura. L'arte e la cultura hanno sì dei creatori (il cui ingegno va riconosciuto e protetto) ma di sicuro non hanno padroni. Non sono i pirati a derubare gli autori, ma è questa delibera a derubare noi tutti.

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