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28 Giugno 2011
18:21

L’AGCOM minaccia il Web italiano

L’Agcom accelera l’approvazione di una delibera che rischia di seppellire il web italiano. La risposta di Anonymous è immediata, attacca il sito l’Agcom e divulga un comunicato: “L’Agcom vorrebbe istituire una procedura veloce e puramente amministrativa di rimozione di contenuti online considerati in violazione della legge sul diritto d’autore. L’Autorità potrebbe sia irrogare sanzioni pecuniarie molto ingenti a chi non eseguisse gli ordini di rimozione, sia ordinare agli Internet Service Provider di filtrare determinati siti web in modo da renderli irraggiungili dall’Italia. Il tutto senza alcun coinvolgimento del sistema giudiziario, che dovrebbe essere un passo indispensabile”. La rete è in fermento, ormai prossima alla bufera.
A cura di Anna Coluccino
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Lo scorso dicembre abbiamo riportato la notizia riguardante il mostruoso regime censorio che la delibera 668/2010 di Agcom ha deciso di imporre al paese a partire dal prossimo 6 luglio; sovvertendo ogni regola, in barba a qualunque tentativo di mediazione e nonostante le asperrime parole di sdegno che arrivano da più parti.

A partire dalla prossima settimana, lo scenario che contraddistinguerà il web italiano potrà essere riassunto in poche battute: saranno cancellati o inibiti tutti i siti, i portali, blog, strumenti di condivisione di file in rete, banche dati, siti privati che siano sospettati di contenere anche un solo file in grado di  violare il diritto d’autore. Senza alcuna distinzione tra siti pubblici e privati, tra  siti che divulgano contenuti a scopo di lucro e quelli che lo fanno a titolo amatoriale o personale.

Nulla. Nada. Nichts. Tutti nello stesso calderone, tutti oscurati.

E tutto pur di proteggere i poteri forti, i proprietari dei diritti d'autore, quelli che hanno paura del web in quanto possibile soppiantatore dei vecchi media, quelli che lo temono per ragioni squisitamente politiche, quelli che (insomma) muovono le fila e fanno ballare i burattini sulle note che preferiscono. Dal 6 luglio in poi, infatti, con "la scusa" del copyright potranno essere chiusi tutti i siti sospettati di violare il diritto d'autore (e non si parla solo di musica e film, ma di tutte le opere d'intelletto definite dagli articoli 1 e 2 della legge sul diritto d'autore, ovvero la qualunque). Quanto all'utente oggetto del provvedimento, gli viene concessa una tempistica ridicola per "rimediare alla violazione" ma non gli viene concessa nessuna possibilità di contestarla.

Infatti, come tempo fa scrisse Fulvio Sarazana per la nostra testata:

Il titolare del sito dovrà cancellare i file sospetti (senza alcuna verifica sulla legittimità o meno del contenuto) nel giro di 48 ore. Dopodiché avrà 5 giorni di tempo per difendersi davanti all’AGCOM. E questo sia in caso di siti italiani che esteri. Dopo 5 giorni, i contenuti saranno cancellati dall’Autorità o inibiti dai provider per ordine della stessa. L’utente non potrà dimostrare di essere legittimato ad inserire quel file né si potrà difendere in alcun modo. L’AGCOM non prevede, una volta che sarà entrata a regime, alcuna indagine sulla possibile colpa di chi ha inserito il file. Il sistema di cancellazione o inibizione funzionerà in maniera automatica, senza alcuna verifica.

L’utente, inoltre, non potrà rivolgersi ad un giudice per evitare la cancellazione dei contenuti. L’intera procedura è gestita dall’AGCOM, su ricorso dei privati o delle organizzazioni a tutela del diritto d’autore, e si conclude in 5 giorni, senza alcuna consultazione o interazione con l’Autorità giudiziaria.

Questa delibera ridicola e pretestuosa, con tutta probabilità, attirerà sul nostro paese le critiche, l'ilarità, l"incredulità della comunità internazionale e dei media stranieri che ormai non riescono più a star dietro alle storture e agli abomini democratici che il nostro paese continua a produrre, rendendo gli italiani sempre più zimbelli del mondo.

“Quando ci ha detto che le nostre preoccupazioni erano infondate, che l'Autorità vuole solo rimuovere singoli contenuti anche all'estero e non oscurare interi siti web, abbiamo provato a dirgli che non è possibile […] Gli abbiamo anche detto dei costi ingenti, che porteranno alla chiusura di molte imprese e lui ha risposto, mentendo: "Strano, nessuno ci aveva parlato di costi fino ad ora. Ci avevano detto che prima non era possibile e che ora è possibile.""Strano", ci ha detto. "Strano".”
Luca Nicotra

Vittorio Zambardino arriva a definire l'Italia post delibera "la nostra piccola Cina" e i promotori dell'iniziativa "sito non raggiungibile" postano articoli che vanno dall'incredulo all'allarmato, specie in seguito all'incontro che hanno avuto (qualche giorno fa) con il presidente dell'Agcom Corrado Calabrò, il quale -davanti alle varie osservazioni- è sembrato scendere dal pero, producendosi in un tripudio di frasi smozzicate che non fanno una gran figura in bocca a quello che dovrebbe essere il presidente dell'Autority e, quindi, il più informato e competente in merito ai fatti in discussione. Le risposte di Calabrò hanno suonato più o meno così: "è strano", "ma ci avevano detto che", "speriamo che non sia così"… Frasi che lasciano sbigottiti e davanti alle quali non restano che due possibilità: la resa o la rivolta.

Calabrò non è stato in grado di fornire alcuna risposta alle domande della delegazione, né è stato capace di acquietare le loro ansie, semplicemente perché quella delibera non è figlia sua né, tanto meno, dell'Agcom. Lui l'ha avallata, protetta, magari ha anche contribuito a idearla e darle forma, ma non risponde alle esigenze dell'Autorità che lui rappresenta bensì a quelle dei proprietari dei diritti d'autore. Non è un provvedimento studiato e ponderato, non è in discussione, non può essere migliorato perché è esattamente come doveva essere e non subirà alcuna variazione. Quindi a poco valgono ragionamenti logici inattaccabili e i tentativi di intavolare una discussione seria e ragionata: è così. Punto.

Viva la democrazia. Viva le promesse di "confronto con la società civile" sui contenuti della delibera. Viva le menzogne e le prese in giro. Tanto, ormai, ci siamo abituati.

La delibera configurerebbe una condizione addirittura peggiore di quella che la legge Hadopi ha determinato in Francia, e per cui Nicolas Sarkozy è stato aspramente criticato sia dai normali cittadini che da molteplici organismi istituzionali e diplomatici. Tutto questo arriva proprio a pochi giorni dalla relazione di un delegato ONU in cui si evidenziava come Internet dovesse essere considerato un diritto universale dell'uomo e si chiedeva agli stati membri di ritirare quelle leggi che avallano la disconnessione degli utenti in seguito a violazioni di copyright e -soprattutto- di non accampare scuse come “la protezione della reputazione di singoli individui”, la “sicurezza nazionale” o il “terrorismo” per avallare pratiche censorie.

Per tutta risposta, l'Agcom sta per rendere operativa una delibera che fa esattamente questo: forza la disconnessione di utenti ritenuti "in difetto" in materia di violazione di copyright. Peccato che la definizione di "difetto" sia quanto mai labile e fior fior di giuristi e informatici abbiano aspramente criticato questa delibera arrivando a definirla "il più avanzato strumento di censura del nuovo millennio". E siccome davanti al palese tentativo di affondare la rete non è più possibile essere diplomatici, fingere di non capire per non inasprire il confronto e fare la parte degli idioti per non andare in guerra, mai come in questo momento emergono chiare e lampanti le motivazioni che hanno portato l'Agcom di Calabrò a forzare il sistema legislativo nel tentativo di proteggere i poteri forti.

Perché è di questo che si tratta: L'Autorità Garante delle Comunicazioni si è piegata ai desideri dei titolari dei diritti d'autore e di tutti coloro che -oggi- hanno un interesse ad affossare la libera circolazione delle idee in rete.

E a dirlo non sono dei membri di un movimento anarco-insurrezionalista ma un "collettivo" di professionisti dotati di senno e conoscenza della materia, sono l'avvocato Fulvio Sarzana, il dottorando in informatica e segretario di Agorà Digitale Luca Nicotra, l'avvocato Marco Scialdone e gli altri promotori della campagna "sito non raggiungibile" partita proprio all'indomani della delibera dell'Autorità.

La verità è che questa delibera non ha nulla a che vedere con la "difesa degli autori", difende -invece- gli interessi economici dei colossi TV (in particolare) e delle major (in generale). Difende la TV dalla rete. Difende la politica, il potere, lo status quo dalla forza dirompente mostrata dal popolo del web in questi ultimi mesi. Questa delibera è figlia del gigantesco e mai risolto conflitto di interessi che a tutt'oggi affligge il paese, relegando la libertà d'informazione italiana in una situazione paragonabile alle peggiori dittature sudamericane, dove il parlamento viene scavalcato da un organismo il cui compito sarebbe quello di vigilare sulla libertà delle comunicazioni e invece fa da cane da guardia ai poteri forti.

Non è più possibile fingere di non capire cosa sta davvero accadendo in questo paese. Non è più possibile fingere di non sapere che il desiderio di applicare in tempi rapidissimi questa delibera è legato alla preoccupazione che un probabile ribaltamento politico porti al potere persone "diverse" e potenzialmente disinteressate a difendere gli interessi economici di questa o quell'azienda. Non ci vuole molto a capire cosa sta davvero capitando e, a questo punto, c'entrano davvero poco anche le visioni politiche di ciascuno. Si tratta di difendere il bene comune, di difendere la rete in questo paese, di avviarsi sui sentieri virtuosi intrapresi (ad esempio) da Islanda e Olanda e non ti continuare a proteggere caste e portafogli altrui a discapito della crescita economica, civile e politica del paese.

A che serve parlare di innovazione tecnologica quando questa delibera rischia di affossare centinaia di piccole aziende che vivono di web? A che serve parlare di rivoluzione digitale che sono proprio le istituzioni che dovrebbero promuoverla ad ostacolarla? È del tutto inutile continuare a fingere di non vedere che c'è un enorme elefante nella stanza; un elefante che ridicolizza qualunque tentativo di innovazione e di progresso; un elefante che mentre noi ci affanniamo a cercare soluzioni e partorire idee scorrazza indisturbato conscio della sua forza distruttrice. L'elefante sta per cadere sulle nostre piccole teste. Internet è sull'orlo dell'abisso, ma pochi sembrano preoccuparsene.

Se siete tra coloro che si preoccupano e a cui davvero interessa salvare il web italiano dallo scatafascio, dall'ennesima operazione di casta che punta a proteggere se stessa gambizzando il paese, costringendolo in uno stadio primitivo dell'evoluzione digitale allora è ora che vi facciate sentire. Che facciate rumore. Cominciando da qui.

La notte della rete – diretta streaming evento in difesa del Web libero

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