8 Giugno 2011
10:25

Internet è un diritto universale dell’uomo: lo dice l’ONU

Lo scorso venerdì l’ONU ha diffuso un documento che sancisce il diritto alla connessione ad Internt come “universale e inalienabile”. Ma alle buone intenzioni potrebbero non corrispondere i necessari cambiamenti di fatto.
A cura di Anna Coluccino

Che cosa significa "diritto universale dell'uomo"? A cosa ha diritto l'essere umano per il semplice fatto di essere tale, a prescindere da qualsivoglia ulteriore specificazione di genere, razza, credo e compagnia cantando?

Avrebbe diritto a molte cose in verità, tutte egualmente importanti ma non egualmente rispettate: avrebbe diritto alla vita -per esempio- alla libertà individuale, all'autodeterminazione, ad un giusto processo, ad una vita dignitosa e -ora- stando alle dichiarazioni dell'ONU avrebbe diritto alla Rete.

Bene, verrebbe da pensare, allora è fatta! Ma naturalmente non è così.

Un diritto universale dovrebbe essere inalienabile e del tutto privo di eccezioni (se no che razza di diritto universale è? Sarebbe piuttosto un diritto parziale), ma non ci risulta che il diritto alla vita – ad esempio- venga rispettato sempre e ovunque da tutti gli stati aderenti all'ONU… Per cui meglio non aspettarsi mutamenti rivoluzionari neppure per quel che concerne il web, e limitarsi a plaudire ad una dichiarazione che ha la sua importanza sul piano della scienza politica e della Storia, ma che potrà essere tranquillamente ignorata (da taluni) e senza conseguenze.

“Internet è diventato strumento indispensabile per la realizzazione dei diritti umani”
Frank La Rue

L'ONU ha detto la sua, ed è importante (molto) che abbia finalmente riconosciuto la centralità della comunicazione via Web in questa fase dell'evoluzione umana, ma purtroppo la sua opinione non è determinante.

A dire il vero, molti esponenti politici di spicco del nostro Paese -intellettuali, artisti, economisti, imprenditori- si sono espressi a favore del riconoscimento di Internet quale diritto universale, ma quanti governi, oggi, sarebbero pronti ad accogliere l'indicazione dell'ONU con tutte le implicazioni che ne derivano? La battaglia di Sarkozy per l'approvazione della contestatissima legge Hadopi ne è un chiaro esempio. In che modo l'inquilino dell'Eliseo metterà in pratica l'esplicito suggerimento dell'ONU?

Secondo quanto dichiarato da Frank La Rue -relatore speciale delle Nazioni Unite e autore del documento in questione: "Poiché Internet è diventato uno strumento indispensabile per realizzare una serie di diritti umani, la lotta contro la disuguaglianza, e accelerare lo sviluppo e il progresso umano, garantire l'accesso universale a Internet dovrebbe essere una priorità per tutti gli Stati", ma non è tutto.

Il documento invita esplicitamente gli Stati membri al ritiro di quelle leggi che avallano la disconnessione degli utenti in seguito a violazioni di copyright. Inoltre,  sempre stando alla dichiarazione, non avrebbero alcun valore le scuse accampate da alcuni stati al fine di motivare le pratica censorie (vale a dire "la protezione della reputazione di singoli individui", la "sicurezza nazionale" o il "terrorismo"). Alla luce di tutto questo, come giustificare l'intento del presidente francese di costringere alla disconnessione tutti coloro che si macchiano di reati connessi alla pirateria informatica?

E ancora.

Il documento dell'ONU arriva pochi giorni dopo le dichiarazioni del Pentagono circa l'equiparazione dell'attacco informatico alla dichiarazione di guerra. Ora: se proviamo a guardare il quadro nel suo complesso, considerando anche (e sopratutto) la vicenda WikiLeaks, come verranno interpretate dall'ONU le decisioni che gli Stati Uniti prenderanno in futuro? In che modo una presa di posizione di questo tipo influirà sul trattamento che  il governo di Washington sta riservando -in questo stesso momento- a Bradley Manning?

Quel che è certo è che La Rue ce l'ha messo tutta. Ha definito internet "rivoluzionario", ha sottolineato che potrebbe "migliorare la trasparenza nella gestione del potere, l'accesso alle informazioni, e facilitare la partecipazione attiva dei cittadini nella costruzione di società democratiche". Ha persino dichiarato l'ostilità dell'ONU nei confronti di quegli stati che "criminalizzano l'espressione online" che creano leggi al solo obiettivo di limitare l'espressione su Internet, e non si riferiva di certo solo a Cina, Cuba e Iran…

Questo sarà ricordato come l'anno delle rivoluzioni che esplodono attraverso la rete, sarà ricordato come l'anno in cui la tecnologia ha assunto un ruolo decisivo nella vita umana e intorno a questo mutamento va costruendosi una nuova etica, una nuova legislazione internazionale -in definitiva- un nuovo mondo. Un mondo che, nella migliore delle ipotesi, smetterà di delegare ai potenti di turno la facoltà di determinare il corso dell'evoluzione del genere umano e imporrà alla propria specie il rispetto di quello che è giusto.

L'auspicio dell'ONU potrà trovare piena realizzazione solo se i cittadini del mondo torneranno a reclamare il rispetto di tutti i diritti universali sanciti dalla Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo; un documento splendido, ma che va sempre più arricchendosi di buoni propositi svuotati di senso.

Spetta a tutti il compito di far sì che la Rete diventi un diritto. Come? Facendo il proprio dovere.

Si potrebbe dire che, in fondo, ogni diritto universale nasconde in sé un dovere universale; un dovere che consiste -banalmente- nell'impegnarsi ogni giorno nella rivendicazione di quel diritto. E non solo per se stessi.

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