20 Dicembre 2010
18:40

Tutela diritti d’autore e pirateria online: la proposta AGCOM divide e fa discutere

La nuova proposta AGCOM sul diritto d’autore divide e fa discutere: la censura tout court non è mai una soluzione.
A cura di Anna Coluccino

La nuova proposta dell'AGCOM (Autorità Garante nelle Comunicazioni) in materia di diritti d'autore e pirateria online sta facendo discutere il web italiano. C'è chi la tollera perché "si poteva far peggio", chi la osteggia perché la considera un "atto di repressione nei confronti della rete" e chi ne saluta con entusiasmo l'arrivo.  Il testo della legge (che trovate all'indirizzo fimi.it) propone una serie di step attraverso i quali i titolari dei diritti di autore potranno rivalersi nei confronti dei sito che ospitano illegalmente le loro opere.

Gli Step in questione sono:

  1. richiesta di rimozione dei contenuti  al gestore del sito o al fornitore del servizio di media audiovisivo da parte del titolare del diritto o copyright;
  2. segnalazione all’Autorità della mancata rimozione dei contenuti decorse 48 dall’inoltro della richiesta;
  3. verifica da parte dell’Autorità attraverso un breve contraddittorio con le parti
  4. ordine di rimozione qualora risulti l’illegittima pubblicazione di contenuti coperti da copyright.
Ma non è tutto. Quella appena proposta, infatti, non è altro che la forma light della misura restrittiva. Applicabile solo nei casi "in cui non tutti i contenuti del sito web violino il diritto d’autore e siano collocati sul territorio italiano". Ma nel caso in cui i siti incriminati contengano esclusivamente contenuti che violano il diritto d'autore o, semplicemente, possiedono server allocati al di fuori dei confini italiani, la misura da adottare verrà scelta tra le seguenti proposte:
  1. predisposizione di una lista di siti illegali da mettere a disposizione degli internet service provider;
  2. possibilità, in casi estremi e previo contraddittorio, dell’inibizione del nome di dominio del sito web, ovvero dell’indirizzo IP.
Nulla si sa sulle caratteristiche che un caso dovrà avere per essere considerato "estremo".

Ma analizziamo il problema più a fondo e proviamo a capire perché qualunque proposta di limitazione della libertà della rete finisce per suonare folle e paradossale.

Tra i sostenitori di una legge di tipo restrittivo troviamo, chiaramente, la case discografiche, le produzioni cinematografiche e televisive, le grandi casi editrici, insomma: tutti colori che da uno stop alla pirateria online hanno solo da guadagnarci. Gli stessi che hanno portato a 40 euro il prezzo di un CD, a 7.50 euro il costo del biglietto del cinema e a 25/30 euro il prezzo di copertina di una nuova uscita editoriale, spesso senza neppure aumentare -in parallelo- la percentuale che viene corrisposta all'artista che ha partorito l'opera. Il che vuol dire che, in realtà, la tutela del diritto d'autore non ha nulla a che vedere con la protezione dell'opera intellettuale, ma si occupa della difesa del patrimonio posseduto dalle major. Ma vuol dire anche un'altra cosa: che le major non sono state in grado di comprendere il cambiamento in atto, non hanno saputo adeguarsi ai tempi, non hanno neppure provato ad inventare una plausibile formula di libero accesso dietro micropagamenti, hanno preferito provare a soffocare la rete, anziché imparare a cavalcarla, e continuano ostinatamente, ciecamente e stupidamente su questa strada.

Facciamo un'altra considerazione. I giovani artisti contemporanei, ovvero coloro che non possiedono alcun patrimonio artistico e a cui farebbe comodo guadagnare qualcosa con i diritti d'autore, sono invece i primi a sfruttare la rete, proprio per le sue caratteristiche; perché consente una libera e gratuita diffusione della cultura, perché attraverso di essa possono promuovere i propri lavori e chiedere consensi, approvazione. Gli artisti emergenti sono i primi a "caricare" in rete le loro opere e ad offrirle al pubblico, perché sanno che se riusciranno a proporre qualcosa di bello, poetico, necessario o semplicemente divertente i cybernauti sapranno ricompensarli con la fama. I soldi arriveranno di conseguenza, non si può chiederli in anticipo e "sulla fiducia".

Gli artisti emergenti hanno bisogno delle rete, quasi quanto la rete ha bisogno di loro e non sono interessati ai diritti d'autore.

Questo ci porta ad un'ulteriore riflessione: tra gli artisti, solo i grandi (ovvero quelli già ricchi e famosi) si preoccupano di tutelare il diritto d'autore, per poter guadagnare ancora di più, per mantenere un tenore di vita esagerato ed opulento, perché non credono di dover convincere il pubblico, ogni volta, della bellezza delle loro opere e vogliono riservarsi il diritto di stabilire il prezzo del loro lavoro al buio, senza che il pubblico abbia  ancora espresso un suo eventuale gradimento in merito.

Detto questo, si può essere dell'opinione che la cultura appartenga al singolo che la produce e non alla razza umana che l'accoglie e la rende immortale. E' una legittima visione del mondo, ma almeno cerchiamo di inquadrare il problema in maniera onesta. Solo così saremo in grado esprimere un'opinione ragionata rispetto alla proposta AGCOM.

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