Sta facendo molto discutere l'approvazione di un emendamento, approvato alla Camera a firma di Walter Verini, del PD, insieme al collega di partito Giuseppe Berretta e a Mara Mucci, ex M5S ora nel Gruppo Misto, secondo cui il tempo di conservazione dei dati relativi al traffico telefonico e telematico (il traffico internet) potranno essere conservati fino a 6 anni. L'emendamento, inserito in una legge sul recepimento di normative comunitarie (sulla sicurezza degli ascensori) e in attesa di essere discusso al Senato, di fatto estende notevolmente i tempi di conservazione che ad oggi sono di due anni per il traffico telefonico e di un anno per il traffico internet.

Quali dati lo Stato può conservare e per quanto.

Qualche giorno fa alla Camera è passato l'emendamento, a firma di Walter Verini, che di fatto estende notevolmente i tempi di conservazione dei dati raccolti sul traffico telefonico e telematico. In pratica, la norma propone di estende l'attuale tempo di conservazione di 2 anni per il traffico telefonico e di 1 anno per il traffico internet, portandolo a 6 anni. Tutto questo, si legge nell'articolo "al fine di garantire strumenti di indagine efficaci tenuto conto delle straordinarie esigenze di contrasto al fenomeno del terrorismo, anche internazionale (…); il termine di conservazione dei dati di traffico telefonico e telematico, nonché dei dati relativi alle chiamate senza risposta (…) è stabilito in 72 mesi". Quindi, anche se per sbaglio avete cliccato su un sito o se anche, per sbaglio, avete effettuato una telefonata, questi dati resteranno disponibili per 6 anni.

In molti hanno sollevato dubbi su questa norma che consentirà alle aziende di entrare in possesso di una enorme mole di dati. Pochi mesi fa Antonello Soro, Garante della Privacy, aveva messo in allerta sul fatto che "la parificazione tra dati di traffico telefonico e telematico, se non giustificata da specifiche esigenze investigative, potrebbe risultare incompatibile" proprio con le indicazioni comunitarie. E ha fatto molto discutere l'aver inserito il testo dell'emendamento all'interno di una norma che recepisce una direttiva comunitaria su un tema lontano dall'oggetto stesso dell'emendamento, come la sicurezza degli ascensori. Anche Stefano Quintarelli, esperto di tecnologia e digitale, ha confessato di aver votato per errore.

Se la norma dovesse poi ottenere l'approvazione definitiva in Senato, significherà che gli italiani vedranno conservati i propri dati per un tempo più lungo di quello che possono immaginarsi, senza, in realtà, la dovuta garanzia che questo provvedimento possa poi servire alle indagini su operazioni di anti-terrorismo. Esiste un evidente problema legato alla privacy che la norma non risolve, non avendo previsto alcun contrappeso in questo senso. Vedremo quale sarà l'esito della votazione in Senato e se ci sarà spazio per modificare una norma che sta sollevando solo molte perplessità.