Le emoji, ormai parte fondamentale della comunicazione sul web, sono in continua evoluzione. Non solamente per accogliere nuovi oggetti o espressioni, ma anche per celebrare la diversità che caratterizza il nostro mondo introducendo emoji relative a famiglie dello stesso sesso, donne in carriera e persone dai capelli rossi. Ad allargare queso bacino di emoji culturali è l'applicazione Grindr, una sorta di Tinder utilizzato dalla comunità LGBT che nel corso degli ultimi giorni ha pubblicato una serie di emoji non ufficiali – e quindi presenti solo nell'app – ritraenti azioni e preferenze gay riprodotte con ironia e figure non sempre esplicite che possono aiutare a rompere il ghiaccio.

Per rappresentare l'organo maschile, per esempio, l'app utilizza emoji raffiguranti una melanzana, già ironicamente utilizzata per rappresentarlo all'interno delle altre applicazioni di messaggistica che possono avvalersi delle emoji "classiche". Così l'applicazione di appuntamenti online con oltre 2 milioni di utenti sparsi in 196 paesi del mondo punta a proporre nuovi metodi di comunicazione che possano alleggerire le conversazioni rendendo tematiche sessuali spesso imbarazzanti più facilmente approcciabili. Oltre alle sopracitate melanzane, proposte di diversi colori e forme, ci sono le emoji raffiguranti manette, peli o bondage, con le quali chiedere, per esempio, se il partner si trova a proprio agio con determinate pratiche.

grindr emoji gay

Non tutte le immagini, però, hanno incontrato il favore del pubblico. I più critici sottolineano infatti che alcune emoji inserite da Grindr rimanderebbero ad elementi poco leciti. Come la T dorata generalmente associata con la metanfetamina o la bottiglia di popper. Ma anche la pillola blu marchiata con il numero 701 e riferita alla profilassi preventiva per i rapporti a rischio HIV. Un'interpretazione, questa, che i più critici hanno affibbiato ad emoji che secondo alcuni nascono come semplice proposta irriverente nei confronti del nuovo Presidente degli Stati Uniti Donald Trump. In ogni caso la novità resterà confinata all'interno dell'app di incontri: le emoji, per diventare uno standard condiviso tra piattaforme e applicazioni, devono prima essere approvate dall'Unicode Consortium.