L'aumentare dei fenomeni di terrorismo in Europa preoccupa non poco le istituzioni europee che vorrebbero intervenire concentrandosi sul Web. In particolare, al centro dei possibili interventi allo studio vi è sicuramente il contrasto alla diffusione dei messaggi che i terroristi riversano sulle piattaforme di messaggistica e social network. Obiettivo di questi interventi è quello di permettere alle forze dell'ordine di entrare immediatamente in possesso di prove e, quindi, di messaggi che inneggiano al terrorismo o che possano nascondere informazioni utili per contrastare il fenomeno.

È risaputo che i terroristi usano il web come strumento per fare propaganda e per reclutare nuove leve. Gli strumenti più usati sono le piattaforme di messaggistica istantanea, come WhatsApp o come Telegram, l'app che garantisce la condivisione di messaggi crittografati, quindi non consultabili da nessun altro. Altrettanto risaputo, basti ricordare la vicenda che coinvolse Facebook in Brasile o il caso di San Bernardino che vide lo scontro tra Apple e l'FBI, è che i dati personali e i contenuti condivisi spesso risiedono in paesi diversi da dove gli stessi vengono diffusi. Ed è questo il tema principale che spesso diventa un ostacolo all'accesso ai dati.

L'Unione Europea vorrebbe quindi modificare la normativa in materia per mettere nelle mani di polizie e forze dell’ordine dei paesi membri strumenti più efficaci per contrastare il terrorismo che si alimenta, principalmente, sulle piattaforme digitali di aziende statunitensi. Al momento sono tre le proposte in cantiere che saranno discusse nei prossimi giorni a Bruxelles dai ministri della giustizia.

L'ipotesi più intrusiva è quella di consentire alle forze dell'ordine l’accesso diretto alle informazioni nei cloud degli "Over the Top" quando le autorità investigative non conoscono l’ubicazione dei server e quando i dati rischiano di essere persi. “Questa proposta, che è la mia preferita, potrebbe essere una misura eccezionale da utilizzare solo per crimini gravi come il terrorismo”, ha dichiarato Vera Jourova, Commissario Ue alla giustizia. Nel prossimo summit del 15 giugno verranno discussi quali sono tipi di dati che i colossi tech potrebbero mettere a disposizione delle autorità. Accesso ai dati implica quindi il tema della Privacy, bisognerà quindi studiare un modo perché questa non venga violata.

Le altre due ipotesi allo studio son meno intrusive: una permetterebbe alla polizia del paese europeo di richiedere direttamente i dati al colosso tecnologico, senza richiedere l'autorizzazione ad un altro stato UE; un'altra ipotesi prevede l'obbligo per la web company di cedere i dati alle autorità investigative di uno stato UE che combatte il terrorismo dell'IS.

Dal prossimo summit dovranno quindi uscire indicazioni importanti per risolvere questo grande problema.