Era il mese di settembre dello scorso anno quando scoppiò (nel vero senso della parola) il caso del nuovo Samsung Note 7, il dispositivo di punta della casa sudcoreana che era stato lanciato appena un mese prima. Samsung, dopo una serie di segnalazioni e dopo aver verificato che il dispositivo di fatto esplodeva, ritirava dal mercato il prodotto, bloccando la vendita e procedendo al richiamo di 2,5 milioni di dispositivi. A distanza di mesi Samsung rivela le cause che provocavano l'esplosione del dispositivo: erano le batterie.

A dare notizia della scoperta delle cause che provocavano l'esplosione del Note 7 è stata proprio la casa sudcoreana, attraverso un comunicato che riassume le attività di indagini svolte nel corso di questo ultimi, e difficili, mesi. "La nostra indagine" – si legge nel comunicato – "così come le altre completate da tre organizzazioni industriali indipendenti, ha concluso che le batterie sono state all'origine degli incidenti del Note 7". "Tuttavia" – si legge ancora nel comunicato – "abbiamo provveduto ai target dei requisiti delle batterie dell'innovativo Note 7 e ci facciamo carico delle responsabilità dell'insuccesso verificando e indentificando in via fondamentale la questione nel processo di design e manifattura delle batterie prima del lancio del Note 7". Quindi il design e la manifattura delle batterie hanno provocato l'incendio del Note 7. Samsung provvederà con nuovi approfondimenti ad individuare le cause che portavano ad un surriscaldamento anomalo del dispositivo.

Samsung arriva a questa conclusione, quindi, dopo il lavoro di indagine svolto da circa 700 ricercatori e ingegneri di Samsung hanno lavorato ricostrunendo le dinamiche degli incidenti, testando oltre 200.000 Note 7 completi e più di 30.000 batterie. Un lavoro necessario, viste le gravi conseguenze che hanno generato un calo degli utili per il colosso coreano del 17 percento.

Una volta quindi verificate quelle che furono le cause dell'esplosione del Note 7, Samsung punta da subito a riconquistare la fiducia dei consumatori. Koh Dong-jin, a capo della divisione smartphone, ha rinnovato le scuse della compagnia auspicando l'impegno a riconquistare la fiducia dei consumatori nel mondo. In pratica, l'azienda interviene da subito con azioni correttive che assicurino che simili incidenti non accadano più in futuro, comprese le misure di sicurezza in fase di progettazione e il piano di 8 punti di verifica delle batterie.

Negli ultimi mesi, insieme agli esperti indipendenti di settore, "abbiamo condotto indagini per ricostruire le causa dei problemi del Galaxy Note 7. "Ora più che mai" – ha affermato Koh – "siamo decisi a guadagnare la fiducia dei nostri clienti con l'innovazione per quanto è possibile sulla sicurezza come porta per illimitate e incredibili possibilità di nuove esperienze". Samsung ha stimato i costi del richiamo di 2,5 milioni di Note 7 in 5,3 miliardi di dollari: pur incolpando a settembre le batterie al litio date da un fornitore, in seguito emerse che anche i modelli con nuove batterie erano a rischio incendio.