In queste settimane i tragici incendi che stanno devastando l'Australia sono al centro delle preoccupazioni di molti – tra chi pensa al destino degli animali e della popolazione autoctoni e chi considera la devastazione in atto come a un antipasto dei cambiamenti climatici destinati a sconvolgere l'ecosistema del pianeta. Per entrambi questi motivi la risposta alle richieste di aiuto provenienti dall'altro emisfero è stata massiccia, ma tra i molti soggetti che si stanno occupando di organizzare una raccolta fondi coordinata e legittima, sui social stanno emergendo numerosi account che stanno approfittando della situazione per chiedere donazioni fraudolente o elemosinare like e nuovi seguaci online.

La denuncia arriva da Huffpost, che ha raccontato come numerosi account su Instagram – anche da decine di migliaia di follower – stiano chiedendo agli utenti dei social di cliccare sui loro profili e contenuti facendo loro credere che ad ogni interazione corrisponderà poi una donazione fatta dal proprietario dell'account nei confronti degli enti benefici che si stanno adoperando per aiutare la popolazione australiana danneggiata dal disastro. Gli account espongono un vero e proprio tariffario nel quale ogni like corrisponde a 1 dollaro, ogni nuovo seguace a 5 e così via, ma la promessa è falsa: due degli account da denunciati da Huffpost – @thewildfund e @australiasafety per tentare di legittimare la propria attività millantavano addirittura collegamenti inesistenti con National Geographic. Non solo: altri profili stanno chiedendo addirittura donazioni dirette su conti PayPal privati, dietro la promessa che poi le somme verranno girate a chi di dovere – mentre in realtà restano nelle tasche dei truffatori.

Il problema è che pagine simili non faticano a proliferare: Huffpost ha riferito di essere riuscito a farne chiudere alcune contattando direttamente i moderatori di Instagram che hanno poi provveduto al blocco, ma non è difficile trovare altre pagine che stanno facendo esattamente la stessa cosa. Basta inserire su Google alcune delle parole chiave comuni a tutti i post incriminati come "follow", "Australia", "like" e "dollars" abbinati al sito di provenienza, ovvero Instagram.com, per trovare alcuni esempi. Il primo è Pray for Australia – una pagina da 22000 follower che sta promettendo donazioni da 1 dollaro per ogni like, da 5 dollari per ogni follower e da 10 per ogni condivisione. Attiva da appena 4 giorni, la pagina mostra due i nel nome Australia ed è con tutta probabilità un clone di una delle pagine bloccate in questi giorni dal social per far fronte al problema.

Evitare di cadere in tranelli simili è semplice: per adottare un animale a distanza o donare quantitativi anche modesti di denaro alla causa basta rivolgersi in prima persona a un ente dalla reputazione nota, anziché attendere che la richiesta arrivi da un profilo social di sedicenti organizzazioni. Per quel che riguarda lo scambio tra like e donazioni, il discorso è simile: meglio evitare di dare fiducia e visibilità a un profilo del quale non si conosce la storia, a prescindere dal desiderio di aiutare il Paese martoriato.