Il potere di diffondere disinformazione è uno dei problemi più gravi dei social network, e durante la pandemia di Covid-19 sta facendosi ancora più urgente da risolvere. Le fake news in effetti hanno il potenziale per diffondersi maggiormente rispetto alle normali notizie, perché sono architettate appositamente per stimolare il lato irrazionale di chi legge e farsi condividere sull'onda dell'emotività: il meccanismo è talmente pericoloso che secondo un'organizzazione di ricercatori specializzata sul tema, la quasi totalità delle bufale sui vaccini anti Covid-19 diffuse a mezzo social proviene soltanto da 12 persone.

Lo studio proviene dal Center for Countering Digital Hate, si chiama The Disinformation Dozen e ha analizzato contenuti di disinformazione pubblicati su Facebook e Twitter tra il 1 febbraio e il 16 marzo di quest'anno. Nel mirino sono finite tutte le affermazioni, le dichiarazioni e i link che mettevano in discussione l'efficacia dei vaccini contro Covid-19, ne esaltavano le controindicazioni o si lanciavano in affermazioni non verificate, per un ttotale di 812.000 contenuti tra tweet o post su Facebook. All'interno del social network di Mark Zuckerberg, il 73 percento ti tutto il contenuto pubblicato o condiviso poteva essere ricondotto a questi no-vax professionisti.

L'identikit di questi superdiffusori di fake news è molto ben definito: non si tratta di bot o anonimi, ma di personalità che delle loro opinioni hanno fatto una professione. Si va dal teorico della medicina alternativa Joseph Mercola a Robert Kennedy, nipote dell'ex presidente degli Stati Uniti John F. Kennedy: ciascuno dei 12 porta avanti una intensa attività di disinformazione per motivazioni che includono quelle economiche, eppure continuano a rimanere ben presenti su due delle piattaforme social più interconnesse del mondo.

In alcuni casi questi influencer no-vax sono stati espulsi da Facebook, ma non da Twitter; in altri è accaduto il contrario; in altre situazioni il medesimo gruppo Facebook ha scelto di bloccare una pagina su Instagram per lasciarla sul social principale. Il risultato non cambia: per i ricercatori del Center for Countering Digital Hate l'unica soluzione in questi casi estremi è il deplatforming, ovvero impedire per sempre a questi personaggi di utilizzare i social per diffondere campagne di disinformazione pericolose per la collettività.

I due social citati hanno risposto negativamente alla richiesta. Per Facebook il modo migliore di contrastare la disinformazione è quello di aggiungere alle fake news intercettate collegamenti a fonti di informazione affidabili; secondo Twitter, gli unici cinguettii da rimuovere sono quelli i cui contenuti possono causare "danni concreti e gravi".