La morte di George Floyd in Usa
10 Giugno 2020
13:33

250 dipendenti Microsoft scrivono al CEO: “Basta contratti con la polizia”

Dopo l’uccisione di George Floyd e le proteste negli Stati Uniti, la lettera inviata da un dipendente con il supporto di più di 250 colleghi chiede alla multinazionale di interrompere le proprie collaborazioni con le forze dell’ordine e promuovere il taglio dei fondi del corpo di polizia di Seattle.
A cura di Lorenzo Longhitano
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La morte di George Floyd in Usa

Il movimento Black Lives Matter che dopo l'uccisione dell'afroamericano George Floyd sta manifestando in massa in tutti gli Stati Uniti (e non solo) ha trovato dei sostenitori anche all'interno di Microsoft. Secondo quanto riportato su OneZero, più di 250 dipendenti Microsoft hanno inviato in questi giorni una lettera all'azienda, nella quale viene chiesto ai dirigenti di interrompere qualsiasi accordo di collaborazione in vigore con le forze di polizia di Seattle dove la multinazionale ha sede.

La lettera dei dipendenti

"Ciascuno di noi è stato testimone diretto o vittima della disumana risposta della polizia di Seattle alle proteste pacifiche di questi giorni", afferma l'autore della missiva al quale si sono associati in soliderietà gli altri dipendenti. Per questo motivo e in supporto alle proteste in corso, nella lettera vengono fatte alcune richieste molto specifiche a Microsoft. In particolare viene chiesto che la società prenda parte a una petizione per le dimissioni del sindaco di Seattle, condanni formalmente l'utilizzo di gas lacrimogeni e proiettili di gomma durante le manifestazioni, si schieri a favore del taglio dei fondi del corpo di polizia di Seattle e interrompa ogni collaborazione con le forze dell'ordine locali e non solo.

In realtà non è chiaro quale tipo di collaborazione sia in atto tra Microsoft e il corpo di polizia locale, ma è sicuro che la multinazionale fornisca soluzioni software e hardware che aiutano nei loro compiti di sorveglianza forze dell'ordine e agenzie governative dall'operato controverso, come la United States Immigration and Customs Enforcement; il gruppo del resto era già stato criticato poche settimane fa proprio per la sua collaborazione con la ICE, anche dai suoi stessi dipendenti.

La reazione del CEO

Tra i destinatari della missiva figurava il numero uno dell'azienda Satya Nadella, che ha risposto riecheggiando un intervento di pochi giorni prima nel quale affermava di aver ascoltato le voci dei dipendenti Microsoft "richiamare l'azienda all'azione, alla riflessione e al cambiamento" e ammetteva che l'azienda avrebbe dovuto "fare di più" sul tema dell'ineguaglianza e del razzismo sistemico negli Stati Uniti. Oltre a un generico impegno in questo senso però al momento non sono ancora arrivate risposte in merito alla lettera indirizzata ai vertici della multinazionale in questi giorni.

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