facebook discriminazione lavoro

Facebook ha un problema con le persone di colore. L'accusa arriva nientemeno che da un ex manager del gruppo fresco di dimissioni; il suo nome è Mark Luckie, e in queste ore ha reso pubblico un documento di denuncia interno, inizialmente diffuso solo tra i suoi colleghi l'8 novembre, ovvero il suo ultimo giorno di lavoro presso il colosso di Menlo Park. La missiva, ora disponibile proprio su Facebook sotto forma di nota sul profilo di Luckie, ha un titolo inequivocabile: "Facebook sta deludendo i suoi impiegati e i suoi utenti neri".

 

Tra i problemi denunciati da Luckie spicca innanzitutto il fatto che gli impiegati di colore sarebbero scarsamente rappresentati all'interno dell'azienda, soprattutto a fronte di comunità iscritte al social network di dimensioni assolutamente non trascurabili rispetto al totale. In alcuni edifici all'interno dell'azienda la situazione è descritta come paradossale: "è più facile trovare un poster del movimento Black Lives Matter piuttosto che un nero in carne e ossa". In effetti — per stessa ammissione di Facebook — gli impiegati di colore sono solo l'8% del totale nei settori di business e vendite, e scendono addirittura all'1% nei team di ingegneri e al 2% nei ruoli di comando; la situazione è in miglioramento rispetto al passato, ma stando a Luckie non è ancora stato fatto abbastanza.

Tanto più che il fenomeno creerebbe a sua volta un clima di discriminazione all'interno dell'azienda, forse non palese ma pervasivo e capace di sortire effetti negativi. A partire da eventuali lamentele con il reparto risorse umane, scoraggiate perché "gli impiegati di colore sanno che facendosi sentire mettono a rischio potenziali relazioni professionali e avanzamenti di carriera", per arrivare a episodi in cui il personale di sicurezza avrebbe riesrvato controlli più approfonditi agli impiegati afroamericani.

Luckie si spinge a ipotizzare che un ambiente come quello che ha descritto possa avere un'influenza sul modo in cui vengono trattati ed eventualmente censurati i contenuti sulla piattaforma generati da minoranze: "anche se si tratta di teorie basate su episodi sporadici" e riportati da singoli membri delle comunità, "Facebook fa troppo poco per convincere chi ne è convinto che si sta sbagliando, mentre le comunità che popolano il social network dovrebbero potersi fidare del fatto che abbiamo a cuore i loro stessi interessi".

I commenti alla nota sono consentiti solo ai conoscenti di Luckie, ma il documento sta generando un dibattito acceso tra gli utenti del social network. La stessa Facebook ha risposto indirettamente alla lettera, in un commento rilasciato a The Verge dal portavoce Anthony Harrison nel quale afferma che il gruppo ha già fatto molto dal punto di vista dell'inclusione e della diversità della sua forza lavoro, ma anche che continuerà a fare ancora di più, soprattutto nel supportare eventuali nuove denunce da parte degli impiegati di atteggiamenti o comportamenti scorretti nei loro confronti.